lunedì 31 dicembre 2012

giovedì 13 dicembre 2012

21 dicembre 2012: allineamento tra Terra, Sole e centro della galassia.

Fine del mondo? Qualcuno ci crede ciecamente.

Come quelle famiglie che vivono a Xul, nello Yucatan, in rifugi a prova di bomba collegati da tunnel sotterranei.

Attendono l'ennesima fine del mondo, annunciata per il 21 dicembre 2012.
 
Loro ci credono, ma non c'è nulla di vero in questa leggenda metropolitana.

La bufala dell'apocalisse del 21.12.2012 che sarà un venerdì, nasce da Nibiru, un corpo celeste, forse un pianeta (potrebbe essere Giove) o un altro corpo transiente (come una cometa o una supernova) descritto in antichi testi babilonesi.

Negli anni '70 Zecharia Sitchin, scrittore di fantascienza, raccontò che Nibiru è un pianeta sconosciuto, con un'orbita ellittica attorno al Sole, in rotta di collisione con la Terra.

A rincarare la dose è stata poi Nancy Lieder, una sensitiva americana.

Nei primi anni '90 la Lieber asserì di aver ricevuto un messaggio dagli alieni.
 
L'avevano avvertita che l'impatto con Nibiru sarebbe avvenuto nel 2003.

Dopo un periodo di silenzio la Lieder è tornata alla carica con una nuova data:
21 dicembre 2012.

Osserva il direttore dell’Osservatorio di Capodimonte, Massimo Della Valle:
secondo il calendario Maya il 21 dicembre 2012 rappresenta semplicemente la fine di un ciclo e l’inizio di un altro, il che non vuol dire fine del mondo.

Quello che indica il calendario Maya è analogo ai nostri passaggi da un millennio a un altro, che non hanno mai portato nessuna catastrofe.
Per comprendere come sono scanditi i cicli dei Maya bisogna partire dal loro calendario.

Innanzitutto i Maya scandivano il tempo basandosi sul numero 20 e i suoi multipli (perchè i Maya contavano considerando le dita di mani e piedi).

Il loro mese quindi era di 20 giorni.
 Dopo il mese, vi era l’anno, chiamato Tun, che corrispondeva a 360 giorni del nostro calendario.

Dopo l’anno, anzichè avere secoli o millenni, i Maya avevano il K’Atun che corrispondeva a 20 Tun (equivalenti a 7.200 giorni).

Dopo il K’Atun c’era il B’ak’Tun equivalente a 144.000 giorni.

In questo modo di scandire il tempo come si inserisce la data del 21 dicembre 2012 ?
 
Secondo i Maya il mondo è iniziato in un momento che corrisponde al nostro 11 agosto 3.114 a.C.

Se contiamo da questa data in cui è iniziato il mondo, fino al 21 dicembre 2012 abbiamo 1.872.260 giorni che diviso per 144.000 giorni (ossia per un B’ak’tun) fa 13.

 Questo vuol dire che il 21 dicembre 2012 per i Maya finisce il tredicesimo B’ak’tun e inizia il quattordicesimo, quindi e’ semplicemente la fine di un’era e l’inizio di un’altra.

I sostenitori della «teoria 2012», però hanno tirato in ballo altre, mendaci, prove: il 21.12.2012 si creerà un allineamento tra Terra, Sole e centro della nostra galassia che secondo i catastrofisti sarebbe pericoloso.

In realtà è un evento che si verifica tutti gli anni ed è solo un effetto prospettico.

E ancora, l'anno prossimo avrà luogo un picco di attività del Sole.

Le tempeste solari raggiungeranno il massimo della loro intensità ma è un fenomeno ciclico che avviene ogni undici anni.

In più la Terra è schermata dalle tempeste magnetiche solari dalle cosiddette fasce di Van Allen, cioè dalle linee di forza create dal nucleo ferroso del nostro Pianeta, che si comporta come una grande calamita.

Il 21.12.2012, quindi, non succederà proprio niente !!!.

venerdì 30 novembre 2012

Un santo al mese: SANT' ANDREA APOSTOLO.

Andrea (in lingua greca Ανδρέας, denominato secondo la tradizione ortodossa Protocletos o il Primo chiamato; Betsaida, 6 a.C. – Patrasso, 30 novembre 60) fu un apostolo di Gesù Cristo, venerato come santo dalla Chiesa cattolica e da quella ortodossa.

All’apostolo Andrea spetta il titolo di 'Primo chiamato'. Ed è commovente il fatto che, nel Vangelo, sia perfino annotata l’ora «le quattro del pomeriggio» del suo primo incontro e primo appuntamento con Gesù.
Fu poi Andrea a comunicare al fratello Pietro la scoperta del Messia e a condurlo in fretta da Lui.
La sua presenza è sottolineata in modo particolare nell’episodio della moltiplicazione dei pani. Sappiamo inoltre che, proprio ad Andrea, si rivolsero dei greci che volevano conoscere Gesù, ed egli li condusse al Divino Maestro. Su di lui non abbiamo altre notizie certe, anche se, nei secoli successivi, vennero divulgati degli Atti che lo riguardano, ma che hanno scarsa attendibilità. Secondo gli antichi scrittori cristiani, l’apostolo Andrea avrebbe evangelizzato l’Asia minore e le regioni lungo il mar Nero, giungendo fino al Volga.
L'Apostolo Andrea è onorato come patrono in Romania, Ucraina e Russia.

Commovente è la 'passione'  che racconta la morte dell’apostolo, che sarebbe avvenuta a Patrasso, in Acaia: condannato al supplizio della croce, egli stesso avrebbe chiesto d’essere appeso a una croce particolare fatta ad X (croce che da allora porta il suo nome) e che evoca, nella sua stessa forma, l’iniziale greca del nome di Cristo.

 Andrea andò incontro alla sua croce con questa splendida invocazione sulle labbra:
 «Salve Croce, santificata dal corpo di Gesù e impreziosita dalle gemme del suo sangue… Vengo a te pieno di sicurezza e di gioia, affinché tu riceva il discepolo di Colui che su di te è morto. Croce buona, a lungo desiderata, che le membra del Signore hanno rivestito di tanta bellezza! Da sempre io ti ho amata e ho desiderato di abbracciarti… Accoglimi e portami dal mio Maestro».

venerdì 9 novembre 2012

Li chiamarono... Briganti !

Li chiamarono... briganti! è un film storico del 1999 diretto da Pasquale Squitieri, incentrato sulle vicende del brigante lucano Carmine Crocco.Venne subito sospeso nelle sale di proiezione ed è, attualmente, di difficile reperibilità. Ciononostante, il film è divenuto un importante punto di riferimento per i sostenitori del revisionismo risorgimentale, inoltre ha riscosso un grande successo in alcuni convegni e università .

<<Li chiamarono… briganti sparì “stranamente” dalle sale cinematografiche di tutta Italia, oppure, sarebbe meglio dire: dalle sale cinematografiche di tutto il regno; già perché questo lavoro di Squitieri raccontava proprio del neonato regno d’Italia.
 Ma perché fu ritirato tanto frettolosamente dalle sale? Un prima ipotesi dice che fu un disastro al botteghino, ovvio, se viene tolto di mezzo prima che concluda il suo naturale ciclo di vita credo sia normale il mancato incasso.
Una seconda ipotesi, e credo sia la più veritiera, dice che all’epoca il film fu tacciato di revisionismo storico tanto che una parte della critica lo definì appunto “prettamente revisionista” mentre altra critica lo definì comunque un bel film storico sebbene con qualche sbavatura.>>

fonte citazione : Archivio di Stato di Piacenza - Li chiamarono ... briganti. Critica divisa e poca presenza nelle sale per un film che dice il vero sull’Unità d’Italia. - Enzo Latronico .


lunedì 1 ottobre 2012

BEATLES

5 ottobre 1962: usciva il primo 45 giri 'Love Me Do'.

Il 5 ottobre 1962 usciva il primo 45 giri dei Beatles, ''Love Me Do'', prima pubblicazione ufficiale di un gruppo che aveva avuto il suo battesimo un paio di anni prima ad Amburgo.

Questa data segna l'inizio di un incredibile viaggio musicale che porterà un quartetto formato da John Lennon, Paul Mc Cartney, George Harrison e Ringo Starr a cambiare per sempre il mondo.

Rivoluzionari e puri, nessuno aveva mai scritto in passato come Lennon e McCartney che insieme a George Harrison e Ringo Starr sono stati la sintesi di tutto quello che è avvenuto prima e sarebbe arrivato dopo.

(la dichiarazione ufficiale dello scioglimento della band è del 10 aprile 1970).




sabato 29 settembre 2012

Che...Guerriglia

Che - Guerriglia è un film biografico del 2008 diretto da Steven Soderbergh, basato sulle vicende del rovesciamento della Guerra Rivoluzionaria e del Movimento Simon Bolivar sorto in Bolivia nel 1965 e guidato da Ernesto Che Guevara.
Questo film ripercorre gli ultimi tre anni di vita di Ernesto 'Che' Guevara dopo il trionfo della rivoluzione cubana: dal 1965 quando il Che decide di lasciare tutto, sua moglie, i suoi figli e tutti gli incarichi politici a Cuba per andare in Bolivia per dar vita ad una nuova rivoluzione fino alla sua morte nel 9 ottobre 1967 a La Higuera.
Giunto a La Paz sotto falsa identità, incontra altri rivoluzionari del Movimento Simon Bolivar e insieme a loro si incammina verso la giungla per dar vita a un'insurrezione armata.


sabato 22 settembre 2012

PROCOL HARUM

I Procol Harum sono un gruppo rock progressivo britannico, tra i primissimi esponenti di tale corrente musicale negli anni sessanta.

 Vengono considerati "uno dei gruppi più influenti nella storia del rock" e "i profeti del suono orchestrale".

Quando si parla dell'organo Hammond, la mente non può non soffermarsi a una canzone che nel 1967 fece innamorare milioni di ragazzini, vendendo 11 milioni di copie.

Gary Brooker, cantante e pianista del gruppo compose quel "A Whiter Shade of Pale" che costituirà il maggior successo del gruppo.


venerdì 31 agosto 2012

Che...L'Argentino

Che - L'argentino (The Argentine) è un film biografico del 2008 diretto da Steven Soderbergh, basato sulla vicenda del rovesciamento della dittatura cubana di Fulgencio Batista da parte di Ernesto "Che" Guevara, interpretato da Benicio del Toro, e un gruppo di esuli cubani guidati da Fidel Castro, nel 1956.
Il film è ispirato dal libro La Guerra Rivoluzionaria a Cuba scritto dallo stesso Ernesto Guevara.
Che - L'argentino è la prima di due parti dedicate alla figura di Che Guevara, la seconda Che - Guerriglia è sempre diretta da Soderbergh.
Le due parti, riunite in un unico film, sono state presentate in concorso al 61º Festival di Cannes, dove il protagonista Benicio del Toro ha vinto il premio per la miglior interpretazione maschile.


sabato 2 giugno 2012

ERIC CLAPTON

Eric Patrick Clapton (Ripley, 30 marzo 1945) è un chitarrista, cantante e compositore britannico.

Soprannominato Slowhand (Mano lenta) e God (Dio), da Chuck Berry definito The Man Of The Blues (L'uomo del Blues), Eric Clapton è uno dei più famosi e influenti chitarristi blues.

Plurivincitore di Grammy Award, è l'unico musicista che vanta 3 inserimenti nella Rock'n'Roll Hall of Fame (The Yardbirds, Cream, solista).

 La rivista Rolling Stone lo ha inserito al secondo posto dietro solo a Jimi Hendrix nella lista Rolling Stone's 100 Greatest Guitarists of All Time, che annovera i migliori chitarristi di tutti i tempi, eleggendolo quindi migliore chitarrista vivente.


domenica 12 febbraio 2012

Whitney Houston.



CIAO :-)

Whitney Elizabeth Houston, nota come Whitney Houston (Newark, 9 agosto 1963 – Beverly Hills, 11 febbraio 2012), è stata una cantante e attrice statunitense.

Viene universalmente riconosciuta come una delle più iconiche e popolari cantanti di tutti i tempi, spesso chiamata semplicemente "The Voice" per le caratteristiche uniche della sua voce, soprannome datole da Oprah Winfrey.

Il suo grandissimo successo negli anni ottanta ha permesso l'apertura di mercati fino ad allora preclusi alle cantanti di colore.
Con essi la cantante ha dominato le classifiche mondiali, in particolar modo la Billboard Hot 100, nella quale ha piazzato sette singoli consecutivi alla numero uno, battendo il record di cinque appartenente a Diana Ross & The Supremes ed ai Beatles.
Le sue vendite complessive di album, singoli e video è di 170 milioni di copie.

È una delle donne di maggior successo discografico: è la quarta donna per numero di vendite negli Stati Uniti, con circa 55 milioni di dischi.
Detiene anche il primo posto nella classifica degli artisti di colore di maggior successo, insieme a Michael Jackson.

Nel 2008 il Guinness dei Primati ha dichiarato Whitney l'artista più premiata e popolare al mondo.
L'artista ha guadagnato 6 Grammy Awards e detiene il record per numero di American Music Awards, avendone ricevuti 22 in tutto.

Whitney Houston è stata inserita alla 34ª posizione nella lista dei 100 cantanti più grandi di tutti i tempi della rivista Rolling Stone.

Nata il 9 agosto 1963 a Newark, nel New Jersey, da John R. Houston ed Emily Drinkard Houston (conosciuta meglio come Cissy), e cresciuta ad East Orange, ha due fratelli: Michael e Gary.
Sua madre è da tempo cantante nel gruppo soul Sweet Inspirations, gruppo che ha fatto tour e fornito voci supporto per Elvis Presley ed Aretha Franklin, ed ha inoltre fatto parte del gruppo gospel Drinkard Sisters, insieme alle sue nipoti e cugine di Whitney, Dionne e Dee Dee Warwick.
Whitney Houston ha trascorso parte della sua adolescenza frequentando i locali notturni dove cantava la madre e ogni tanto saliva sul palco ed esibirsi con lei.

Fin da bambina, all'età di 9 anni, iniziò a cantare nel coro della Chiesa "New hope Baptist Church", dove cantò per la prima volta da solista all'età di 11 anni.

Nonostante la sua naturale attitudine per il soul e per il gospel, Whitney, nel corso della sua carriera, ha sperimentato con successo diversi stili musicali, tra cui rhythm and blues, pop, dance, ballad, country.


fonte wikipedia

giovedì 9 febbraio 2012

FOIBE ... 10 febbraio. "GIORNO DEL RICORDO".


ITALIANI VITTIME FOIBE, IL TEMPO DELLA MEMORIA.

Migliaia, forse 10 mila, gli italiani massacrati e gettati, vivi o morti, nelle Foibe (cavità carsiche) dai partigiani slavi tra il 1943 e il 1947, con modalità atroci.

Legati l'uno all'altro con filo di ferro.

Raffiche di mitra per far cadere i primi della fila nelle voragini a strapiombo.

Gli altri a seguire...

E poi, talvolta, un cane nero, gettato anch'esso nelle fosse, per impedire alle anime delle vittime di ritornare per vendicarsi,secondo una macabra credenza locale.

E' in memoria di questi poveri morti e del successivo esodo degli italiani giuliano-dalmati, costretti a lasciare terre e affetti, che si celebra, solo dal 2004, il "Giorno del Ricordo".

PERSECUZIONI DAL 1943 AL 1947.

Fu nell'autunno del 1943, dopo l'armistizio dell'8 settembre, che in Istria iniziò la persecuzione dei cittadini italiani, bollati come nemici del popolo, dai partigiani delle formazioni slave.

Non è quantificabile il numero delle vittime in quei giorni.

Molti furono fucilati.

Molti gettati nelle Foibe.

Dall'aprile fino a metà giugno del 1945 a Trieste, Gorizia e in Istria, le truppe titine infoibarono, deportarono, uccisero militari e civili italiani, ma anche civili sloveni e croati.

La persecuzione degli italiani durò fino al '47 soprattutto nella parte dell'Istria più vicina al confine italiano e sottoposta all'amministrazione provvisoria slava.

I PROFUGHI DOPO IL TRATTATO DI PARIGI.

Dopo la ratifica del Trattato di Parigi del 1947, col quale l'Italia cedeva Istria e Dalmazia alla Jugoslavia, 350 mila italiani, nati e vissuti in terre non più italiane, divennero profughi (300 mila per la storiografia jugoslava).

Gli esuli giuliano-dalmati lasciarono le loro case senza poter portare via, praticamente niente. Circa 130 le strutture, su tutto il territorio nazionale, nelle quali furono portati e dove, in condizioni spesso di grande disagio, rimasero per lunghi anni.


La "Giornata del Ricordo" è nata e si sviluppa in parallelo con la "Giornata della Memoria", celebrata il 27 gennaio e destinata a ricordare i martiri della Shoah.

"La scarsa consapevolezza del dramma delle foibe da parte dei giovani può essere ricondotta a diversi fattori.

Per motivi di tempo, difficilmente gli insegnanti riescono a completare lo studio della prima metà del Novecento.

Bisogna poi dire che larga parte dei manuali di storia più adottati è stata scritta in un periodo in cui, anche nell'editoria scolastica, era molto forte l'egemonia culturale marxista.

La pulizia etnica subita dagli italiani e il conseguente esodo italiano sono stati a lungo argomenti tabù, trattandosi di crimini compiuti dai partigiani comunisti jugoslavi".


--Enrico Nistri, scrittore e docente di storia--



GIORNO DEL RICORDO, PERCHE' IL 10 FEBBRAIO.

Con la legge 92/2004, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale 86/2004, il Parlamento ha istituito il "Giorno del ricordo", in memoria delle vittime delle Foibe e dell'esodo degli italiani giuliano-dalmati, scegliendo di celebrare questa ricorrenza il 10 febbraio.

La scelta di questa data rimanda al 10 febbraio 1947, quando fu firmato, a Parigi, il "Trattato di pace tra l'Italia e le Potenze alleate e associate" (gli avversari dell'Italia nella Seconda guerra mondiale del 1940/1945).

Questo trattato sanciva, tra l'altro, il passaggio alla Jugoslavia delle ex province italiane dell'Adriatico nord-orientale.

Si legge, in un comunicato, nel sito del Ministero dell'Istruzione.

L'obiettivo del "Giorno del Ricordo" è :
 "Conservare e rinnovare la memoria della tragedia che ha colpito gli Istriani, i Fiumani e i Dalmati nel secondo dopoguerra, vittime delle Foibe e costretti all'esodo dalle loro terre.
E' richiesto alle scuole di ogni ordine e grado, nella piena autonomia di prevedere iniziative volte a diffondere la conoscenza dei tragici eventi che costrinsero centinaia di migliaia di italiani, abitanti dell'Istria di Fiume e della Dalmazia, a lasciare le loro case, spezzando secoli di storia e di tradizioni"
.



fonte televideo RAI

domenica 5 febbraio 2012

5 FEBBRAIO 1783, 120" DI PAURA ... NON DIMENTICHIAMOCI.




L'evento naturale di gran lunga più deleterio che abbia mai colpito la nostra Regione:

- - IL FLAGELLO DELLE CALABRIE - -

Lo sconvolgente terremoto che, con epicentro tra la Piana di Gioia Tauro e il Vibonese e con uno sciame sismico durato per mesi, sconvolse paesi, falciò migliaia di vite umane, cambiò l'orografia del territorio, spazzò via testimonianze di secoli della nostra civiltà.

Le località interessate furono: Bagnara, Tropea, Bivona, Castel Monardo, Capo Rizzuto, Le Castella, Pizzo Calabro, Scilla, Messina, Reggio Calabria, Stilo, Poliolo, Vallelonga, Mileto, Monteleone, Squillace, Roccella, Fossa, Catona.

Il 5 febbraio, alle 8 del mattino, uno tsunami (di intensità 3), interessò la costa ionica della Calabria. Capo Rizzuto e Le Castella vennero allagate. In entrambe le località, piuttosto vicine tra loro, il mare dapprima si ritirò (onda negativa).

Lo stesso giorno, quattro ore dopo, un altro tsunami (di intensità 11), colpì la parte sud della costa calabra, ma dall’altra parte, sul lato Tirrenico. L’onda allagò diverse località, furono danneggiati 380 villaggi. La magnitudo del terremoto, stimata, fu di 6.9 della scala Ritcher.

"Bruscamente, a mezzogiorno e mezzo, un fragore rimbombante più di un tuono violentissimo, salì dalle profondità della terra, e quasi istantaneamente una scossa, che mai eguale si ricordava fece traballare il suolo dell'intera Calabria.
La scossa durò due minuti, enorme durata per un terremoto, quantunque in se stessa brevissima.
Centoventi secondi bastarono a non lasciare in piedi per così dire una casa per l'estensione di 60 leghe quadrate circa, ed a seppellire 32 mila abitanti sotto le rovine". -François Lenormant- archeologo e numismatico francese.

(Nel 1879 visitò la Calabria partendo da Taranto; nel 1882 attraversò la Basilicata partendo da Catanzaro con destinazione Napoli. I suoi viaggi nel sud Italia sono descritti nei suoi reportage di viaggio "A travers l'Apulie et la Lucanie.")

Il Terremoto del 1783 fu la più grande catastrofe che colpì l'Italia meridionale nel XVIII secolo.

Oltre a causare danni immensi, radendo al suolo le città di Reggio e Messina, il terremoto ebbe effetti duraturi sia a livello politico, sia a livello economico e sociale, ancora oggi in Calabria vi è una superstizione: le estati molto calde (come quella del 1782) secondo la tradizione popolare precederebbero i terremoti.

La prima scossa durò 2 minuti, ebbe come epicentro una zona a sud di Polistena. All'evento principale si attribuisce un'intensità pari all'undicesimo grado della scala Mercalli (circa 7 scala Ritcher).

Alla scossa del 5 febbraio ne seguì una il 6 febbraio con epicentro a nord di Messina.
Fra il 5 ed il 7 febbraio furono contate ben 949 scosse alle quali seguì alle ore 20 del 7 febbraio una nuova scossa (con epicentro nell' attuale comune di Soriano Calabro) di intensità paragonabile alla prima, seguita 2 ore dopo da una nuova forte scossa con epicentro questa volta a sud di Messina.

Per mesi si susseguirono scosse di intensità sempre decrescente, ma le più forti furono quelle del 1 marzo 1783, con epicentro nel territorio di Polia e quella del 28 marzo, con epicentro fra i comuni di Borgia e Girifalco.

Il numero dei morti è stimato intorno alle 50.000 persone e i danni furono incalcolabili.
Quell’anno la regione è stata oggetto di ben cinque eventi sismici in un intervallo di tempo di circa due mesi (5 febbraio, 28 marzo).
Le scosse si sono succedute spostando l’epicentro dal sud della Calabria risalendo lungo l’appennino verso il nord della regione.

Questa devastante sequenza sismica, formata da cinque terremoti ben individuabili, causò danni elevatissimi in una vasta area comprendente tutta la Calabria centro-meridionale dall’istmo di Catanzaro allo Stretto, e, in Sicilia, Messina e il suo circondario.

Il quadro cumulativo dei danni è vastissimo e di gravità straordinaria: agli effetti distruttivi sugli edifici si accompagnarono estesi sconvolgimenti dei suoli e del sistema idrogeologico.
Oltre 180 centri abitati risultarono distrutti totalmente o quasi totalmente; gravi distruzioni interessarono anche centri urbani importanti per la vita politico-economica e militare del Regno di Napoli e di Sicilia, quali Messina, Reggio, Monteleone e Catanzaro.

Secondo le stime ufficiali, nella Calabria meridionale le vittime furono circa 30.000 su una popolazione di quasi 440.000 abitanti (6,8%).

L'intero aspetto del territorio fu sconvolto nei tracciati ed i sistemi di viabilità, nella topografia dei siti, nelle strutture orografiche e nella sua struttura idraulica tanto che in molte località si inaridirono antiche fonti, ne sorsero di nuove, alcuni fiumi abbandonarono l'antico letto, si produssero crepacci e talvolta succedeva che l'acqua non da fenditure saltava fuori, ma da certe conche circolari, che sul terreno si formavano e, dal centro delle medesime piuttosto che da altre parti scaturiva.

Il disordine idraulico causato dagli sconvolgimenti geologici e le non idonee condizioni igieniche del periodo, favorirono una persistente epidemia di malaria che contribui ad incrementare in maniera consistente il numero delle vittime.

La ricostruzione avvenne senza seguire fin in fondo criteri antisismici, scelta che si rivelerà disastrosa durante i successivi terremoti, soprattutto quello del 1908.

Tutta la Calabria meridionale fu colpita dal terremoto, ma la fascia tirrenica da Reggio a Maida fu pressoché devastata dal sisma.

La regione subì stravolgimenti anche dal punto di vista geomorfologico:
la sella di Marcellinara si abbassò e alcune montagne si spaccarono, come ad esempio la montagna su cui sorgeva il vecchio abitato di Oppido Mamertina che fu successivamente abbandonato.
La compressione delle acque sotterranee provocò il mutare del corso di fiumi e torrenti; vi fu ad esempio un abbassamento della valle del Mesima, mentre tutta la pianura circostante produceva conche circolari, larghe approssimativamente un paio di metri e piene di sabbia o acqua per 5–6 m, caratteristiche tipiche dei fenomeni di liquefazione del suolo indotti dalle scosse di terremoto.

Le scosse provocarono enormi frane che, ostruendo il corso dei torrenti, diedero origine a numerose paludi (solo tra Sinopoli e Seminara se ne formarono 52, mentre tra il 1783 ed il 1787 si formarono 215 laghi in tutto il territorio interessato dal sisma).
In alcuni posti irruppero dal suolo abbondanti corsi d'acqua melmosa o anche enormi zampilli di 12–20 m.
Molte zone tra cui Bagnara e Scilla furono oggetto di fenomeni bradisismici.

Il Marchese di Breme, inviato straordinario del Re di Sardegna presso la Corte di Napoli raccolse sull’evento numerose notizie che forniscono ancora oggi un quadro d'insieme avvincente ed agghiacciante dell’evento.

Inizialmente riferì a Torino con una stringata ma efficace relazione che rendeva conto delle dimensioni del disastro, anche perché fornisce un’idea della cura con cui raccoglievano le notizie i diplomatici dell’allora Regno di Sardegna.

----"RELATIONE DELL’ORRIBILE TREMOTO SEGUITO NELL’ISOLA DI SICILIA E NELLA PROVINCIA DI CALABRIA LI’ 5, 6 E 7 FEBBRAJO 1783."---

"Nel dì 9 Febbraio capitò nel Porto di Napoli un Bastimento proveniente da Messina, il quale portò l’infausta novella che il giorno 5 di detto mese la Città di Messina si era ridotta in un mucchio di sassi per l’orribile terremoto avvenuto.

Tale notizia venne confermata pochi giorni dopo, accompagnata da altre circostanze deplorabilissime e sono che la detta Città fu sobissata dopo 30 e più scottimenti di terra sentitisi per ogni parte della medesima e luoghi convicini non essendovi rimasto in piedi altro edificio se non la Chiesa delle Anime del Purgatorio ed il Convento de P.P. Cappuccini, e parte della Cittadella, contandosi circa 13 mila persone rimaste sotto le rovine di detta Città senza contarvi altri danni seguiti in altre cioè Melasso, Caronia ed altre terre non poche di detta Isola.

Questo tremuoto si estese anche per la Calabria ulteriore, e Citeriore avendo rovinate più Città e Terre, e luoghi sino al numero di 320, fra queste vi è compresa la Città di Reggio, quella di Pizzo, Miletto, Bagnara, Sinopoli, Tropea, Palmi, e Monteleone e contandosi la perdita da circa 100 m.a persone, e più con la rovina ed esterminio di moltissime famiglie feudatarie di questa Capitale; e delle magnatizie, e tra queste si contano il Principe Spinelli di Cariati, il quale oltre la rovina di 17 di lui terre sofrì la perdita di circa ducati 200 m.a di olj, che teneva ne suoi magazzeni; il Principe Ardore, il Principe della Roccella, il Duca di Popoli, il Duca di Monteleone; ed altri il Marchese d’Arena, il Duca dell’Infantade, il Duca di Capano.

Alcune scosse si sono anche udite in questa Metropoli, ma senza danno per grazia, e patrocinio del Glorioso S. Gennaro Tutelare della Città.

Si contano tra le persone grandi rimaste sotto le rovine nei loro feudi in Calabria, la rinomata e brillante Principessa di Gerace Grimaldi con l’intiera famiglia, il Duca e Duchessa della Bagnara, il Principe di Scilla, il quale fu sommerso dalle rovine mentre cercava salvarsi sopra una feluca, senza contarsi altre persone di rango perite in Messina, delle quali non se ne ha fin ora certa notizia, per non esser venuto il corriere, e per mancanza di altri riscontri.

Lo spavento, che ha recato simile disastro in tutto il Regno, ed in questa denominante è inesplicabile, talmente che si son fatti cessare i spettacoli carnovaleschi, e la pietà del Sovrano per evitare la totale rovina di tanti miserabili rimasti senza tetto, e senza sostanze, ha spedito nei detti luoghi ingenti somme di danaro, e grandi quantità di commestibili avendone fatto caricare quattro bastimenti.

S.M. avea determinato passare nella sua delizia di Caserta, ma ne fu disuaso dal suo Ministero per evitare qualunque disordine o sollevazione popolare potrebbe seguire.

Queste sono le notizie avutesi fin oggi in confuso tralasciando di descrivere altre circostanze, che non capirebbero in un foglio..."
.


fonte wikipedia

giovedì 2 febbraio 2012

CANDELORA: le origini, il mito, la leggenda.

------------------ Giotto - Presentazione al Tempio.

Le origini cristiane della festa della Candelora.

Il 2 febbraio si celebra la festa della presentazione di Gesù al Tempio, "luce delle genti". L'antico rito della processione delle candele (da cui il termine "candelora") ha reso questa "festa della luce" molto popolare.
La Chiesa Cattolica celebra la Festa della Presentazione di Gesù, anche detta “Festa delle luci“.

Quaranta giorni dopo il Natale, infatti, Gesù fu condotto da Maria e Giuseppe al Tempio, sia per adempiere quanto prescritto dalla legge mosaica, sia soprattutto per incontrare il suo popolo credente ed esultante.
La “Festa delle luci” ebbe origine in Oriente con il nome di "Ipapante", cioè "Incontro".

La prima testimonianza storicamente accertata di questa festa si ha nel secolo IV a Gerusalemme.

Una importante e antica testimonianza di questa festa ci è data da Egeria (scrittrice romana del IV-V secolo) nel suo Itinerarium Egeriae (in cui descrive un viaggio nei luoghi della cristianità). Egeria ci parla di un certo “rito del Lucernare” così descrivendolo: “Si accendono tutte le lampade e i ceri, facendo così una luce grandissima” (Itinerarium 24, 4).
Questo rito del lucernare pare essere una evoluzione dell’antica festa romana dei Lupercali, che si celebrava proprio verso metà febbraio.

I Lupercali erano una festività romana che si celebrava nei giorni nefasti di febbraio, mese purificatorio (il 15 febbraio), in onore del dio Fauno nella sua accezione di Luperco, protettore del bestiame ovino e caprino dall'attacco dei lupi. Secondo Plutarco sembra fossero dei riti di purificazione

A partire dal VI secolo la festa della Candelora si estese anche in Occidente: a Roma con carattere più penitenziale e in Gallia con carattere più festoso, grazie alla processione delle candele (candelora).

-----------------Bellini - Presentazione al Tempio.


Secondo la liturgia ufficiale la festa celebra la purificazione di Maria, quaranta giorni dopo il parto, secondo un precetto dell'Antico Testamento.

Secondo la vecchia tradizione ebraica un neonato di sesso maschile apparteneva al tempio, ma poteva essere riscattato dai genitori in cambio di due colombe bianche.
Simeone vecchio sacerdote, a cui era stato rivelato che non sarebbe morto prima di vedere il Redentore, svolge la cerimonia.
Nel sottoporsi alla vecchia legge ebraica, la Vergine significa la sua umiltà e dimostra che il figlio è venuto per rispettare la vecchia legge e non distruggerla.
È proprio in rapporto a questo esempio sacro che il ciclo delle usanze relative alla nascita si chiude con la purificazione della madre, che può finalmente entrare in chiesa, e al ritorno, è accolta con un rinfresco, che segna il suo reingresso nella vita della comunità.

La festa termina con la benedizione dei ceri; tradizione popolare nata in Oriente, che già nel VII secolo aveva raggiunto a Roma una grande solennità con una lunga processione “cereorum luminibus coruscans”: e questo forse per sostituire la festa pagana dei Lupercali, anch'essa con carattere purificatorio.

A Napoli, nel Cinquecento “per ogni strada” si faceva sfoggio di ceri, torce, fiaccole a colori.

A Trapani, si rievocava, tramite una rappresentazione popolare, la purificazione di Maria.

Oggi, la festa ha perduto molte delle sue più folkloristiche manifestazioni.

A Roma, tuttavia, l'offerta dei ceri al Papa è sempre una tradizione solenne; il popolo custodisce i ceri benedetti, perché ad essi attribuisce poteri miracolosi, accendendoli al capezzale di un moribondo e esponendoli quando infuria il temporale.

Nelle predizioni meteorologiche la Candelora segna anche la fine dell'inverno, secondo il proverbio: “per la candelora dall'inverno siamo fora”; però “se è sole o solicello ce n'è un altro mesarello”.

Una famosissima credenza europea sostiene che, nel giorno della Candelora, l'orso esca dalla tana a vedere che tempo fa: se è nuvolo, con tre salti annuncia finito l'inverno, se è sereno, rientra nella tana prevedendo altri quaranta giorni di freddo.

La festa della Candelora era un appuntamento atteso anche dai pastori calabresi, i quali traevano da essa pronostici meteorologici dal comportamento dei lupi.
Scrive Antonio Francesco Angarano: “ I pastori(...) si appostavano al mattino della festa nei pressi della spelonca e attendevano che il lupo si affacciasse: se questo usciva nei campi, allora la stagione sarebbe stata piovosa, se invece si ritirava nella tana, allora la bella primavera non sarebbe tardata a venire”.

“Alla cannilora d’o vernu sumu fora, ma risponni la vecchia arraggiata ‘u vernu dura finu alla ‘Nnunziata”.
Dobbiamo figurarci un essere misterioso, un vecchio dalla folta ed ispida barba, vestito di pelli, con braccia lunghissime distese per afferrare bambini e divorarli in quel dì che scende dalle montagne, dove per lo più la immaginazione popolare si diletta di collocare gli esseri misteriosi e soprannaturali.

Nei racconti popolari il vecchio (l’essere mostruoso della Candelora) rappresenta l’inverno che si aggira nella notte intorno alle case dicendo “O fora o non fora, quaranta jurni tengu ancora”.

Questa leggenda che potrebbe riferirsi a Fauno temuto abitatore dei boschi ci richiama con qualche specialità il Mamurio Veturio dei Romani, il rappresentante del mese di marzo, principio dell’anno nuovo e termine del vecchio, ma con relazione speciale all’inverno.
Infatti nella vigilia degl’idi di marzo, al primo plenilunio di primavera, si menava per le vie di Roma sotto quel nome un uomo coperto di pelli e si cacciava fuori dalle mura.

Riunendo in uno i ventisei giorni di febbraio, che seguono il 2 dedicato alla Candelora, e i quattordici di marzo sino alla vigilia degl’idi, si hanno appunto i quaranta giorni che la leggenda assegna come termine della stagione invernale.

" Pa' Cannilora 'u vernu iè ssutu fora; ma si iessi l'orsu da' tana dici: Vulesi o no vulesi, 'n'atri quaranta jurni di vernu avesi!"
(Per la Candelora l'inverno è fuori ma, uscendo dal suo covo, l'orso afferma che ancora si avranno quaranta giorni di freddo, lo si voglia o no).