giovedì 2 febbraio 2012

CANDELORA: le origini, il mito, la leggenda.

------------------ Giotto - Presentazione al Tempio.

Le origini cristiane della festa della Candelora.

Il 2 febbraio si celebra la festa della presentazione di Gesù al Tempio, "luce delle genti". L'antico rito della processione delle candele (da cui il termine "candelora") ha reso questa "festa della luce" molto popolare.
La Chiesa Cattolica celebra la Festa della Presentazione di Gesù, anche detta “Festa delle luci“.

Quaranta giorni dopo il Natale, infatti, Gesù fu condotto da Maria e Giuseppe al Tempio, sia per adempiere quanto prescritto dalla legge mosaica, sia soprattutto per incontrare il suo popolo credente ed esultante.
La “Festa delle luci” ebbe origine in Oriente con il nome di "Ipapante", cioè "Incontro".

La prima testimonianza storicamente accertata di questa festa si ha nel secolo IV a Gerusalemme.

Una importante e antica testimonianza di questa festa ci è data da Egeria (scrittrice romana del IV-V secolo) nel suo Itinerarium Egeriae (in cui descrive un viaggio nei luoghi della cristianità). Egeria ci parla di un certo “rito del Lucernare” così descrivendolo: “Si accendono tutte le lampade e i ceri, facendo così una luce grandissima” (Itinerarium 24, 4).
Questo rito del lucernare pare essere una evoluzione dell’antica festa romana dei Lupercali, che si celebrava proprio verso metà febbraio.

I Lupercali erano una festività romana che si celebrava nei giorni nefasti di febbraio, mese purificatorio (il 15 febbraio), in onore del dio Fauno nella sua accezione di Luperco, protettore del bestiame ovino e caprino dall'attacco dei lupi. Secondo Plutarco sembra fossero dei riti di purificazione

A partire dal VI secolo la festa della Candelora si estese anche in Occidente: a Roma con carattere più penitenziale e in Gallia con carattere più festoso, grazie alla processione delle candele (candelora).

-----------------Bellini - Presentazione al Tempio.


Secondo la liturgia ufficiale la festa celebra la purificazione di Maria, quaranta giorni dopo il parto, secondo un precetto dell'Antico Testamento.

Secondo la vecchia tradizione ebraica un neonato di sesso maschile apparteneva al tempio, ma poteva essere riscattato dai genitori in cambio di due colombe bianche.
Simeone vecchio sacerdote, a cui era stato rivelato che non sarebbe morto prima di vedere il Redentore, svolge la cerimonia.
Nel sottoporsi alla vecchia legge ebraica, la Vergine significa la sua umiltà e dimostra che il figlio è venuto per rispettare la vecchia legge e non distruggerla.
È proprio in rapporto a questo esempio sacro che il ciclo delle usanze relative alla nascita si chiude con la purificazione della madre, che può finalmente entrare in chiesa, e al ritorno, è accolta con un rinfresco, che segna il suo reingresso nella vita della comunità.

La festa termina con la benedizione dei ceri; tradizione popolare nata in Oriente, che già nel VII secolo aveva raggiunto a Roma una grande solennità con una lunga processione “cereorum luminibus coruscans”: e questo forse per sostituire la festa pagana dei Lupercali, anch'essa con carattere purificatorio.

A Napoli, nel Cinquecento “per ogni strada” si faceva sfoggio di ceri, torce, fiaccole a colori.

A Trapani, si rievocava, tramite una rappresentazione popolare, la purificazione di Maria.

Oggi, la festa ha perduto molte delle sue più folkloristiche manifestazioni.

A Roma, tuttavia, l'offerta dei ceri al Papa è sempre una tradizione solenne; il popolo custodisce i ceri benedetti, perché ad essi attribuisce poteri miracolosi, accendendoli al capezzale di un moribondo e esponendoli quando infuria il temporale.

Nelle predizioni meteorologiche la Candelora segna anche la fine dell'inverno, secondo il proverbio: “per la candelora dall'inverno siamo fora”; però “se è sole o solicello ce n'è un altro mesarello”.

Una famosissima credenza europea sostiene che, nel giorno della Candelora, l'orso esca dalla tana a vedere che tempo fa: se è nuvolo, con tre salti annuncia finito l'inverno, se è sereno, rientra nella tana prevedendo altri quaranta giorni di freddo.

La festa della Candelora era un appuntamento atteso anche dai pastori calabresi, i quali traevano da essa pronostici meteorologici dal comportamento dei lupi.
Scrive Antonio Francesco Angarano: “ I pastori(...) si appostavano al mattino della festa nei pressi della spelonca e attendevano che il lupo si affacciasse: se questo usciva nei campi, allora la stagione sarebbe stata piovosa, se invece si ritirava nella tana, allora la bella primavera non sarebbe tardata a venire”.

“Alla cannilora d’o vernu sumu fora, ma risponni la vecchia arraggiata ‘u vernu dura finu alla ‘Nnunziata”.
Dobbiamo figurarci un essere misterioso, un vecchio dalla folta ed ispida barba, vestito di pelli, con braccia lunghissime distese per afferrare bambini e divorarli in quel dì che scende dalle montagne, dove per lo più la immaginazione popolare si diletta di collocare gli esseri misteriosi e soprannaturali.

Nei racconti popolari il vecchio (l’essere mostruoso della Candelora) rappresenta l’inverno che si aggira nella notte intorno alle case dicendo “O fora o non fora, quaranta jurni tengu ancora”.

Questa leggenda che potrebbe riferirsi a Fauno temuto abitatore dei boschi ci richiama con qualche specialità il Mamurio Veturio dei Romani, il rappresentante del mese di marzo, principio dell’anno nuovo e termine del vecchio, ma con relazione speciale all’inverno.
Infatti nella vigilia degl’idi di marzo, al primo plenilunio di primavera, si menava per le vie di Roma sotto quel nome un uomo coperto di pelli e si cacciava fuori dalle mura.

Riunendo in uno i ventisei giorni di febbraio, che seguono il 2 dedicato alla Candelora, e i quattordici di marzo sino alla vigilia degl’idi, si hanno appunto i quaranta giorni che la leggenda assegna come termine della stagione invernale.

" Pa' Cannilora 'u vernu iè ssutu fora; ma si iessi l'orsu da' tana dici: Vulesi o no vulesi, 'n'atri quaranta jurni di vernu avesi!"
(Per la Candelora l'inverno è fuori ma, uscendo dal suo covo, l'orso afferma che ancora si avranno quaranta giorni di freddo, lo si voglia o no).

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