mercoledì 15 novembre 2017

PRESSIONE ALTA: PREVENZIONE E RIMEDI NATURALI.




La pressione alta può colpire a qualsiasi età.
All’inizio, non presenta particolari sintomi, ma la malattia poi va avanti, predisponendo a infarti, ictus e altre conseguenze gravi.

Cosa si può fare per ridurre la pressione e far sì che i livelli non si sballino?
In questa guida per la salute, ti diamo qualche consiglio per prevenire e per combattere la pressione alta.

COS'E'.

La pressione alta significa che la pressione minima nel sangue è più alta rispetto al solito.
Questo è il primo modo per diagnosticare la malattia.
Si va dal medico di famiglia e si misura la pressione.

La pressione non è altro che la “spinta” che il sangue ha nel circolare all’interno dell’organismo.
La pressione può essere massima o minima.
Quella massima si presenta quando il cuore si contrae, quella minima si presenta subito dopo, quando il cuore è rilassato.

In chi soffre di pressione alta, il cuore, che di notte dovrebbe essere più lento, mantiene la stessa velocità, quindi ci sono maggiori rischi per la salute.
Uno dei fattori di rischio è l’età.
Man mano che si invecchia, la pressione può aumentare, creando un aumento di rischio per alcune malattie.

I VALORI.

In un adulto senza problemi, la pressione alta è di 120 e la minima 80. Ora, chi soffre di pressione alta (= ipertensione) grave ha dei valori fino a 159 di massima e di 90 di minima.

8 MODI PER ABBASSARLA IN MODO NATURALE:

1) Mangiare alimenti ricchi di potassio: il potassio è un minerale che combatte attivamente l’ipertensione con risultati evidenti.
I cibi che lo contengono in rilevante quantità sono le banane, pomodori, patate, piselli, fagioli, legumi in genere, uva secca e prugne, che vanno assimilati con costanza dall’organismo in virtù di un’assimilazione K (simbolo del potassio nella tavola periodica degli elementi) fra i 2.000 mg e i 4.000 mg.

2) Dosare il consumo di sale: oltre un dosaggio di 1500 mg, il sale diventa controproducente per l’organismo, ergo il suo consumo va limitato all’essenziale, specialmente per gli ipertesi.

3) Assumere un integratore: 12 diversi studi suffragano scientificamente la tesi secondo la quale il coenzima Q può ridurre sensibilmente i livelli di pressione.
Tale molecola antiossidante induce vene e arterie a dilatazione.
Su consiglio medico è buona norma assumere fra i 60 e i 100 mg per tre volte al giorno.

4) Gustare del cioccolato fondente: il cioccolato fondente è polifunzionale e ingloba dei flavonoli che favoriscono l’elasticità arteriosa, venosa e capillare.
Uno studio ha calcolato un’incidenza positiva nel 18% dei pazienti, percentuale ancora bassa ma già significativa.

5) Bere poco alcol: non bere alcol riduce la pressione, ma risultati ancora migliori si rilevano nell’assunzione dosata (e non nella totale astensione, sia chiaro), come sostiene una ricerca condotta dal Boston’s Brigham and Women’s Hospital, secondo la quale un ridotto consumo di alcol influirebbe sul calo della pressione sanguigna.
Per intenderci, parliamo di un bicchiere medio di vino o birra, escludendo ovviamente i superalcolici. 


6) Bere infusi e tisane contenenti ibisco: tale sostanza contrasta decisamente l’ipertensione.
E’ presente, seppur non sistematicamente, in alcuni infusi, tisane e qualità di tè.
Seguite queste regole, la pressione risulterà certamente più stabile o, comunque, entro livelli controllati.

7) Fare lunghe camminate: l’esercizio fisico è alla base di un buono stato di salute, in piena antitesi con uno stile di vita sedentario e deleterio per le funzioni organiche.
Anche solo una camminata di mezz’ora, eseguita però con regolarità giornaliera, aiuta il cuore a ottimizzare l’ossigeno alleggerendo il suo lavoro di pompaggio sanguigno.

8) Respirare profondamente: anche il respiro è fondante in qualunque attività.
Inspirare ed espirare lentamente, azione perpetrata da pratiche meditative come lo yoga e il tai chi, induce a una diminuzione dell’ormone dello stress, responsabili dell’aumento di renina, enzima colpevole di una maggiore pressione sanguigna.
Respirare con cognizione fa rilasciare tensione, che va considerata virtualmente una tossina da espellere.

 ALTRI RIMEDI IMMEDIATI.

Se si soffre di ipertensione, l’unico sistema per arginarla è seguire le indicazioni del medico.
Oltre ai farmaci, ti verrà chiesto di fare una dieta.
Ci sono dei rimedi naturali che puoi usare subito per migliorare la situazione.

Le piante officinali che vengono in tuo aiuto sono il biancospino.
Questa pianta permette di migliorare il sistema circolatorio e di ridurre la pressione nel sangue, grazie a un battito cardiaco più lento.

Di solito, si usa assumerlo in tisane (massimo 3 volte al giorno) o come integratori.
In alternativa, c’è la Cardiaca (= Leonorus cardiaca). Questa pianta non si può usare in gravidanza, ma è ottima per evitare gli infarti e gli ictus.

Anche l’aglio è ottimo per chi soffre di pressione alta.
Oltre a ridurre la pressione, riduce il colesterolo e previene tutte quelle malattie che possono causare la pressione stessa, come l’obesità.

Per evitare controindicazioni, l’aglio si può assumere in tintura, tritalo e mettilo nell’alcol alimentare.
Filtra e usa poche gocce del preparato in acqua. Eviterai così anche il cattivo odore.

COSA MANGIARE.

Se soffri di pressione alta, dovresti ridurre la carne in favore di frutta e verdura (ridurre, non eliminare!).
Anche il sale non va usato sempre e comunque.
In più, puoi mangiare cibi ricchi di potassio (come le banane).

Preferisci tipi di cottura “leggeri”, che non prevedono olio.
Per esempio, cucinare al vapore o al microonde risulta più leggero rispetto alla frittura.
Evita i cibi “pesanti” o troppo grassi: il cibo fast-food è il simbolo di questi cibi da evitare. Fai attenzione!

Per prevenire, cerca di fare attività fisica regolare e di mangiare sano.

CONSIGLI.

La pressione alta è una condizione che non arriva per caso: età, fattori ereditari, cattiva alimentazione e mancanza di allenamento possono comportare questi problemi.
Segui i consigli del medico e non sottovalutare i valori.
La pressione alta non fa sconti.

sabato 28 ottobre 2017

COME CONVIVERE CON UNA PERSONA NARCISISTA.

È difficile relazionarsi a una persona senza empatia, soggettiva, che vuole essere sempre ammirata e trattata meglio degli altri.  

Il DISTURBO NARCISISTICO ha diversi significati, da un esagerato amore nei confronti di se stessi al modo di neutralizzare un forte sentimento di scarsa autostima con la comparsa di un senso di autovalutazione ipertrofica. 
 A livello clinico, la personalità narcisistica si caratterizza per il fatto che, malgrado la sua apparente “enorme autostima”, è molto vulnerabile a qualsiasi piccolo rifiuto o affronto, rispondendo con forti sentimenti di offesa o rabbia.
 Secondo quanto indicano molti esperti di psicologia, tutti hanno una componente narcisistica. 

Il narcisismo è un elemento innato dell’essere umano ed è una tappa fondamentale dello sviluppo per adolescenti e giovani adulti. 
Quando però il narcisismo inizia a interferire con il modo in cui una persona “funziona” a casa o al lavoro, questo tratto diventa un problema che può anche trasformarsi in un disturbo della personalità. 
 In sintesi, le personalità narcisistiche si considerano superiori alle altre a livello di bellezza, talento, capacità intellettuale, ecc., e stanno bene solo quando sono ammirate e valorizzate dagli altri. 
La loro felicità, quindi, dipende dalla manifestazione di apprezzamento e stima da parte degli altri. 
 Le persone che soffrono di un disturbo narcisistico della personalità presentano un senso di grandiosità, una forte necessità di essere ammirate che inizia fin da molto piccole e una grande mancanza di empatia. 
 Sono persone che danno molta importanza ai successi che hanno ottenuto (accademici, lavorativi, ecc.), si sentono uniche e irripetibili e giustificano razionalizzando qualsiasi errore. 

Per tutto questo, sono incapaci di comprendere il dolore o la sofferenza altrui, e sono fredde e calcolatrici di fronte ai problemi degli altri. 

COME IDENTIFICARE UNA PERSONA NARCISISTICA.

Ci sono persone che possono avere alcuni dei sintomi del narcisista ma non per questo esserlo. Perché qualcuno possa essere definito narcisista deve evidenziare vari di questi comportamenti e presentare una forte tendenza che dura costantemente nel tempo.  
Un narcisista manca di empatia. . 
Un narcisista semplicemente non può capire il punto di vista di un’altra persona. . 
Un narcisista non è capace di provare ciò che prova un’altra persona. .
Un narcisista conosce poco le proprie azioni. È molto soggettivo. . 
Un narcisista ha un bisogno costante di essere ammirato. . 
Un narcisista si sente in diritto di ricevere il trattamento migliore e il rispetto incondizionato. 

CONSIGLI PRATICI PER CONVIVERE CON UN NARCISISTA.



1. Visto che si tratta di persone che vedono e valorizzano tutto solo dal proprio punto di vista, si raccomanda di mantenere una sana distanza emotiva per evitare condizionamenti della propria condotta di fronte a reazioni instabili ogni volta che non si sentono apprezzate come credono di meritare. 
2. Vista la loro mancanza di vera empatia, è meglio non confidare le proprie debolezze a persone di questo tipo, perché tendono a usarle come punti di forza senza concedere agli altri un minimo di ascolto e compassione. 
3. È difficile parlare serenamente con un narcisista perché tende a polemizzare ogni volta che non si sente al centro dell’attenzione. 
Sarebbe di aiuto invitarlo a vedere le cose con più oggettività e non solo con la fantasia personale, ma non sempre accetta. 
4. È raccomandabile un sano trattamento psicoterapeutico. 
Purtroppo la maggior parte dei narcisisti tende a non voler essere aiutata e rifiuta qualsiasi commento contro la sua personalità. 
5. Vivere con un narcisista richiede un negoziato. È importante ricordare che non si possono cambiare le persone, bisogna adattarsi.
 La prima cosa da fare è avere una discussione aperta e onesta con il narcisista, parlare dei suoi limiti e dei propri. 
6. Visto che è molto difficile cambiare un narcisista, si raccomanda anche di mantenere una certa distanza quando si inizia a sperimentare una perdita della propria autostima. 

Medical News Today ha coniato la definizione “sindrome della vittima narcisistica”, visto che molta gente che vive con dei narcisisti si deprime e ha disordini legati all’ansia. 
  
UN CONSIGLIO PER LE PERSONE DI BUONA VOLONTA': MISERICORDIA.

Se c’è una cosa di cui il narcisista ha bisogno è la misericordia. 
Il narcisista tende a dimostrare una grande fiducia in se stesso, ma in fondo è proprio questa che gli manca, perché vive dell’approvazione costante degli altri. 
È una persona povera di emozioni perché accetta e sente solo quelle collegate al suo ego. 
Per questo ha bisogno di compassione. 
Non riesce a entrare in contatto con gli altri, e questo le impedisce di riconoscere l’amore negli altri. 
Per questa ragione, difficilmente cambierà. 
Esiste sempre la possibilità di far vedere la vita in un altro modo con il proprio esempio.

fonte: it.alateia.org

mercoledì 21 giugno 2017

IL "MIRACOLO ECONOMICO" ANNI '50 E '60.


Boom economico, rivoluzione giovanile e musicale, liberazione sessuale, emancipazione femminile, gap generazionale sono le parole chiave per descrivere i cambiamenti avvenuti tra gli anni ’50 e gli anni ’60 in Italia e in Europa.
Gli anni ’50, in particolare, sono un momento importante di rinascita: dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, l’Italia si ritrova a dovere iniziare, con una nuova forma di governo (la Repubblica) e un Paese da ricostruire.
Si apre un periodo di pace e di prosperità lungo che non si conosceva da tempo e che forse non si era mai conosciuto prima.



Gli anni ’50 furono caratterizzati in Italia, ma non solo, da profonde trasformazioni sociali, economiche e culturali, anche se non riuscirono a cancellare tutti gli squilibri accusati fin dal secondo dopo guerra.
Grazie anche al Piano Marshall e all’adesione dell’Italia alla CECA, embrione della futura Unione Europea, il nostro Paese subì una fortunata fase di boom economico, soprattutto con lo sviluppo del settore industriale, arrivato nella sua fase culminante tra il 1955 e il 1963.
La ricchezza si concentrò soprattutto nel triangolo industriale di Milano, Torino e Genova, causando quindi l’aumento di fenomeni migratori interni, con molti disoccupati che dal Sud Italia si trasferiscono nelle città del nord.
Raddoppiò così la popolazione attiva rispetto agli anni precedenti, mentre rallentarono i flussi migratori verso Stati Uniti e altri Paesi europei.
Le abitudini delle famiglie iniziarono a cambiare: grazie all’industria di massa e al maggiore benessere, il ceto medio riescì a permettersi automobili, elettrodomestici e anche vacanze.
Nacque così anche il turismo di massa, che portò le persone a spostarsi e a viaggiare in Italia.
I sorprendenti risultati fecero subito parlare di miracolo economico, anche se non mancarono i problemi, tra cui la maggiore dipendenza dalle importazioni (soprattutto per quanto riguarda le materie prime), e il sempre più marcato divario tra il Nord industrializzato e benestante e il Sud povero e agricolo.
Tuttavia, già a meta degli anni ’60, il miracolo economico cominciò già a rallentare: con l’aumento delle industrie, era anche aumentato il numero di lavoratori occupati, ma non era più così facile assumere manodopera a basso prezzo per le lavorazioni specializzate.
Assumere un lavoratore cominciò a volere dire pagargli un salario più alto, e questo, a sua volta, significò essere costretti ad aumentare il costo del prodotto finito.
Per questo i prodotti italiani iniziarono a diventare sempre meno competitivi, perdendo il vantaggio iniziale rispetto agli altri Paesi industriali più avanzati.




 Questa battuta d’arresto ebbe ripercussioni anche sulla politica: il centrismo, affermatosi dopo le elezioni del 1948, non fu in grado di consolidarsi, e dentro il partito di maggioranza stesso si aprì lo scontro tra corrente riformista, guidata da Amintore Fanfani e Giovanni Gronchi, e la corrente moderata capeggiata da Giuseppe Pella.
Si arrivò così nel 1963, dopo anni di incontrastato dominio della DC, al primo governo di centro-sinistra, guidato da Aldo Moro e formato da ministri socialisti.


fonte :www.facebook.com/Studentville.it/?hc_ref=NEWSFEED&fref=nf

giovedì 11 maggio 2017

LA LINEA DELL'ARCANGELO MICHELE.



                                                 La linea dell'Arcangelo Michele.

Sette santuari, dall’Irlanda fino in Israele, uniti da una linea retta.
È questa la misteriosa e suggestiva Linea Sacra di San Michele che per oltre 2.000 km taglia l’Europa collegando sette monasteri dedicati all’Arcangelo Michele.
Questa linea è una delle cosiddette ‘ley lines’ ossia delle linee rette che toccano punti importanti del mondo, posti considerati già in età preistorica di valore.
Sono luoghi di alto simbolismo e spiritualità.

La Linea Sacra di San Michele è secondo la leggenda il colpo di spada che il Santo inflisse al Diavolo per mandarlo all’inferno.
In ogni caso è sorprendente la disposizione di questi santuari sulla linea: i tre siti più importanti, Mont Saint Michel in Francia, la Sacra di San Michele in val di Susa e il santuario di Monte Sant’Angelo nel Gargano sono tutti alla stessa distanza.
Inoltre la Linea Sacra è in perfetto allineamento con il tramonto del sole nel giorno del solstizio d'estate.
I sette santuari della Linea di San Michele sono: Skelling Michael (Irlanda), St. Michael’s Mount (Gran Bretagna), Mont Saint Michel (Francia), la Sacra di San Michele (Piemonte, Italia), San Michele (Puglia, Italia), Monastero di San Michele (Grecia), Monastero di Monte Carmelo (Israele).




                  Monastero di Skelling-Irlanda.


È un monastero assai poco accessibile e visitato da pochissimi turisti all’anno.
Si trova sull’isolotto di Skelling a 17 km dalle coste del Kerry.
È stato costruito intorno al 588 ed è uno dei primi esempi della Cristianità in Irlanda: è estremamente spartano, evidenza dell’ascetismo e del rigore dei primi monaci cristiani.
Si racconta che in questo isolotto l’Arcangelo apparve a San Patrizio per aiutarlo a sconfiggere le forze del male.
Il Monastero è dal 1996 patrimonio dell’Umanità dell’Unesco.



           Monastero di St. Michael’s Mount-Gran Bretagna.


La Linea scende poi a Sud in Gran Bretagna, in un altro isolotto a largo della Cornovaglia dove si trova il monastero di St. Michael’s Mount.
Questa isola, di fronte alla cittadina di Marazion a cui è collegata da un servizio di traghetti e nella bassa marea da una strada, ricorda molto il ben più noto Mont San Michel in Francia.
In questo isolotto sarebbe apparso l’Arcangelo nel 495 e i monaci benedettini provenienti proprio da Mont Saint Michel vollero costruire qui un’altra abbazia dedicata al Santo.
Dell’abbazia non rimane altro che il refettorio e la chiesa e nel XVI secolo fu costruita sui resti una fortezza.


                                         
                                           
Mont Saint Michel-Francia.

La bellezza del santuario e della baia in cui sorge, sulla costa della Normandia, lo fanno uno dei siti turistici più visitati di tutta la Francia ed è patrimonio dell’Umanità dell’Unesco dal 1979.
Questo luogo già dal tempo dei Galli era intriso di forte misticismo, poi nel 709 l’Arcangelo apparve al vescovo Avranches, Sant’Auberto intimandogli che gli venisse costruita una Chiesa nella roccia.
I lavori presero il via ma fu con i monaci benedettini a partire dal 900 che l’Abbazia venne edificata. L’Abbazia presenta vari stili che si sono susseguiti con il passare dei secoli e che vanno dal carolingio al gotico.


                   

                                                 Sacra di San Michele-Italia.
                                


Proseguendo sulla Linea, a distanza di 1.000 km, arriviamo in Italia, in Piemonte, precisamente sul Monte Pirchiriano, in Val di Susa dove sorge un grande santuario, una delle architetture più importanti della regione, la Sacra di San Michele.
Questa è raggiungibile a piedi tramite un percorso che ha un dislivello di 600 m. e parte da Chiusa di San Michele e da Sant’Ambrogio.
La costruzione dell’abbazia inizia intorno all’anno mille e nel corso dei secoli si sono aggiunte nuove strutture. I monaci benedettini l’hanno sviluppata aggiungendo anche la foresteria in quanto questo luogo era di passaggio per i pellegrini che affrontavano la via Francigena.



                                           Santuario di San Michele Arcangelo-Italia.


Altri 1.000 km e arriviamo, seguendo la Linea, in Puglia, sul Gargano dove sorge il Santuario di San Michele Arcangelo.
Il Santuario fu iniziato intorno al 490 anno della prima apparizione dell’Arcangelo Michele a San Lorenzo Maiorano.
È costituito da una parte superiore dove si trova il portale romanico ed il campanile, ed una inferiore dove si trova la grotta e le cripte e in cui accede tramite la scalinata angioina.
Il Santuario è meta di moltissimi pellegrinaggi e dal 2011 è Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco.


                    

                                              Monastero di San Michele-Grecia.
                     

Proseguendo arriviamo in Grecia, nel Dodecanneso, all’isola di Simy dove si trova il sesto santuario dedicato al Santo.
Fu eretto intorno al XII secolo e conserva una delle più grandi effigi dell’Arcangelo alta ben tre metri. 

                             

                                Monastero di Monte Carmelo-Israele.
                           
Ultimo Santuario della Linea Sacra si trova in Israele ed il Santuario Stella Maris sul Monte Carmelo ad Haifa.
Questo luogo è venerato fin dall’antichità e la sua costruzione come santuario cristiano e cattolico risale al XII secolo.

martedì 7 marzo 2017

MOSE' E L'ESODO: IL PASSAGGIO DEL MAR ROSSO.


Scoperto nel Mar Rosso l’esercito del Faraone che inseguì Mosè durante l’Esodo

L’Archeologia lo conferma, la divisione delle acque avvenne realmente, e quello ritrovato sui fondali del Mar Rosso è l’esercito egiziano che perseguitò Mosè durante l’Esodo, in base a numerose investigazioni effettuate da una equipe di archeologi subacquei nelle profondità di quel tratto di mare. Sarebbe il punto dove, secondo la Bibbia, si aprirono le acque, in quanto sono stati ritrovati tutti nella stessa zona, su un’area di circa 200 metri quadrati, ad un chilometro e mezzo di distanza dalla costaLa datazione delle ossa risale al XIV secolo a.C., pertanto coincide con i passi della Bibbia che colloca l’evento intorno al 1300 avanti Cristo, epoca in cui gli Ebrei furono salvati dalla schiavitù in Egitto grazie a Mosè, che li portò via con sé attraverso il deserto. Mosè e gli Ebrei percorsero un tratto di quasi 300 chilometri per una durata di 20 giorni, e giunsero alla fine del deserto del Sinai attraversando il Mar Rosso. In base ad alcuni studi, sembra che fu proprio Mosè a scrivere il libro dell’Esodo, sebbene numerose fonti attestino che sia di origini ignote.

Lo scopo iniziale di questa spedizione archeologica era di recuperare relitti ed oggetti risalenti all’Età della Pietra e del Bronzo, quando gli archeologi si sono imbattuti in una massa di ossa umane, rimanendo letteralmente a bocca aperta. Gli scienziati associati all’Università di Archeologia del Cairo, hanno così notificato di aver recuperato 400 scheletri e centinaia di armi e pezzi di armature, carri da guerra ormai diventati dimora di coralli e perfino ossa di animali di terra. Tuttavia, si presuppone che ispezionando un’area più ampia si potrebbe recuperare un esercito dalle dimensioni di ben 5000 uomini, perito in quel luogo in seguito ad un evento di proporzioni, appunto, bibliche.Ad ogni modo, l’oggetto chiave che ha dato valore e veridicità alla teoria che si tratti dell’esercito egiziano che inseguì Mosè, è la presenza di un carro riccamente decorato, sicuramente appartenente ad un principe nobile dell’epoca, ed un’arma a lama ricurva assai articolata, che era proprio utilizzata dalle figure di spicco nell’Antico Egitto, e quindi un faraone. Inoltre non c’è traccia di navi o relitti nell’area, e la posizione dei corpi intrappolati tra argilla e roccia indica che possono essere morti per mezzo di una colata di fango causata da una sorta di tsunami.

In conclusione, tutto riconduce al racconto biblico, quando l’esercito del Faraone egizio fu distrutto dalle acque che furono separate per permettere a Mosè e agli Ebrei di raggiungere la salvezza. Il fatto dunque è accaduto veramente, la Bibbia non conta favole.

Eppure, teorie scientifiche in merito avanzano l’ipotesi che la calamità si sia verificata in seguito ad un fenomeno atmosferico violento, come un potente vento desertico che ha improvvisamente ritirato le acque, per poi ritornare come un’onda gigante distruttiva. Infatti, se gli scienziati si trovano d’accordo con l’esito dei racconti religiosi, poco credito danno invece alla manifestazione divina, benché la coincidenza sia altroché strana, essendosi verificato proprio nel momento in cui stavano passando Mosè e gli Ebrei, i quali ancor più stranamente si sono salvati, al contrario dell’esercito egizio che invece è perito in massa.

Che Dio abbia potuto dare tale potere a Mosè, o che Egli stesso abbia provocato questo “miracolo”, non ritrova assensi nella Scienza, e sarebbe anche ovvio visto che non può essere dimostrato. Anzi, il fenomeno che provocò la separazione delle acque diventerebbe per gli scienziati una teoria tipica per spiegare tutti gli eventi biblici sovrannaturali, che furono pertanto causati semplicemente da fenomeni atmosferici più o meno violenti che deturpavano gli scenari dell’epoca. Insomma una scappatoia c’è sempre, quando si parla di fede a discapito di concretezza e tangibilità.

fonte: videoemagie.cloud/scoperto-nel-mar-rosso-lesercito-del-faraone-insegui-mose-esodo/

venerdì 27 gennaio 2017

PIANGERE NON SIGNIFICA ARRENDERSI.

A volte piango, perché sono stanco di essere forte.  
Concediamoci ogni tanto questa licenza per sfogarci e per recuperare il contatto con noi stessi. 

Non vuol dire essere deboli, ma capire i nostri limiti e le nostre capacità. 
 A volte siamo esausti, abbiamo raggiunto il limite delle nostre forze e abbiamo bisogno di lasciarci andare. 
Piangere non significa arrendersi e tanto meno è un segno di debolezza. 
 A volte non abbiamo altra scelta che ricorrere a questo sfogo perché siamo stanchi. 
Stanchi di essere forti. 
Perché la vita ci sta chiedendo troppo e le persone intorno a noi non sempre vedono tutto quello che stiamo facendo senza chiedere niente in cambio.  
Non portate il peso del mondo sulle vostre spalle. 
Caricate solo ciò che è davvero essenziale per voi e non dimenticate mai che il vostro cuore ha bisogno di uno spazio privilegiato per voi stessi. 

E se avete bisogno di piangere, fatelo, perché anche i forti se lo possono permettere.

Non possiamo essere sempre forti. 
Forse anche voi siete stati educati all’idea che le lacrime devono essere “trattenute”, che la vita è difficile per tutti e piangere non serve a niente. 
Questa idea, a lungo andare, può essere dannosa a livello emotivo. 
 Spesso reprimiamo il pianto cercando di nascondere quello che proviamo e lasciando credere, sotto false apparenze, che tutto vada bene. 
Sforzarsi di sembrare “normali”, nascondere sentimenti e problemi, finirà non solo per tacere le vostre emozioni di fronte agli altri, ma anche a voi stessi. 
Le emozioni soffocate sono problemi non affrontati. 
Un problema non gestito è un’emozione che finisce per essere somatizzata sotto forma di mal di testa, stanchezza, tensione muscolare, nausea e problemi digestivi. 
Non si può essere sempre forti, così come non si può nascondere disagio o tristezza per tutta la vita. Non è sano né igienico. 

È importante concedersi qualche istante di sfogo in cui le lacrime agiscono come autentico anti stress. Piangere è una cura. 
Le lacrime sono uno sfogo, rappresentano il primo passo verso il cambiamento. Piangere significa accettare le nostre emozioni e liberarle. 
Dopo il pianto, arriva la calma, ci sentiamo più rilassati, più capaci di vedere la realtà e di prendere decisioni. 
La necessità di essere forti quando la vita ci chiede troppo. 
Solo voi conoscete gli sforzi che vi hanno portati dove siete e se avete dovuto rinunciare a qualcosa per le persone che amate. 
 Tutto questo lo avete fatto come libera scelta, perché lo volevate, perché era giusto farlo; ma arriva sempre un momento in cui sembra che la vita, e ancora di più le persone che ci stanno intorno, non ci trattino con lo stesso riguardo. 

 Dobbiamo essere forti di fronte ad una società che non aiuta in ambito lavorativo o sociale. Mostrare forza di fronte ad una famiglia che non sempre è facile da tenere unita, genitori, fratelli o fidanzati che spesso non tengono conto delle nostre esigenze. 
E arrivano quei giorni in cui non ne potete più di essere forti, di farvi carico di tutto. 
Piangere diventa una necessità. 
È importante stabilire un limite, far sì che la vita ci chieda solo quello che possiamo offrirle. Nessuno è in grado di dare più di quello che ha. 
È impossibile portare allegria e felicità in famiglia se in cambio non vi ripagano con lo stesso affetto. 
La soluzione sta nell’equilibrio che ci serve per essere forti, per adempiere ai nostri impegni e per raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti tenendo conto delle difficoltà. 

Essere forti vuol dire, per prima cosa, stare bene con noi stessi. 

Coltivate la vostra crescita personale, ritagliate momenti solo per voi stessi, godete dei vostri affetti. 
Amate tutte le persone che vi stanno vicino e, soprattutto, voi stessi. 
Il più forte è chi sa amare e allo stesso tempo, amarsi. 
Non è un discorso di egoismo. Essere forti significa anche liberarci dai pesi che intralciano la nostra crescita, che attentano al nostro benessere e che ci fanno soffrire. 
Si sa, spesso fa male, ma è necessario smettere di dare priorità a chi non ci considera. 



Essere forti implica permettersi di essere “debole” di tanto in tanto. 

Che cosa vuol dire? Avete tutto il diritto di dire che non ce la fate a reggere qualcosa, che una situazione è superiore alle vostre forze e che non potete assumere più responsabilità di quelle che già avete. 
Avete il diritto di dire che non ce la fate più, che avete bisogno di riposo. 
Avete diritto a ricevere rispetto, affetto e gratitudine. 
Chi ha bisogno di voi deve capire che anche voi avete bisogno di loro. 
E, naturalmente, avete tutto il diritto ad un momento di sfogo, di intimità, per passeggiare e pensare a voi stessi, piangere, dare ascolto ai vostri pensieri ed emozioni, prendere decisioni e andare avanti. 
Perché la vita alla fine è questo. 
Percorrere la nostra strada rimanendo in equilibrio e cercando di stare bene dentro.

 Fonte : https://dituttodalweb.blogspot.it

giovedì 24 novembre 2016

RICORDANDO BOB DYLAN.

Una "prima volta" che non si dimentica. 

    IO C'ERO ! 

Quattro amici, di grossa stazza partimmo con una Volvo vagon sgangherata per incontrare l'idolo sessantottino. 

Il premio Nobel a Bob Dylan ha fatto tornare alla mente l'epopea del cantautore americano, capace di lasciare un segno, una esibizione che resta nella storia: il cantante simbolo della rivoluzione musicale avviata negli anni Sessanta si esibì il 21 giugno del 1989 allo stadio di Cava de' Tirreni. 

Un concerto mitico che, a distanza di quasi 30 anni, viene ricordato ancora con le lacrime agli occhi dai suoi fans e che resta ancora di più nella storia per un evento cerchiato con il rosso dai suoi ammiratori. 

Dylan suonò per la prima volta in assoluto "Pancho and Lefty", pezzo tradizionale della musica popolare americana riportata al successo dal Premio Nobel 2016 per la letteratura. 
Sul web, da tempo, gira un video esclusivo di quell'esibizione destinata a restare nella storia e che ha legato indissolubilmente il suo nome a quello di Cava de' Tirreni e all'intera provincia di Salerno. 

 In questi giorni tutti i media e i principali social network sono invasi dalle immagini di Bob Dylan che ha ricevuto il premio Nobel per la letteratura, un riconoscimento unico che ha ovviamente scatenato polemiche, discussioni e grandi attestati di stima. 

Venti anni dopo la sua prima candidatura, il cantante è stato riconosciuto come un vero poeta della tradizione americana, suscitando allo stesso tempo ammirazione di molti e sdegno di chi non ritiene corretta tale importante decisione. 

Il 21 giugno 1989 il cantante si esibì al “Lamberti” di Cava dei Tirreni, aprendo lo spettacolo con il brano “Subterranean homesick blues”. 

Si trattava del primo pezzo propriamente “elettrico” di Dylan, un successo senza tempo che già all’epoca era riconosciuto come grande classico, ispirato alle parole di Kerouac e alla ribellione tipica della Beat Generation. 

Durante il concerto il pubblico era incantato dalle sue parole, dalla potenza e l’energia in grado di far vibrare l’anima di ogni ascoltatore.

venerdì 18 novembre 2016

CHI SI LAMENTA SEMPRE DANNEGGIA I NEURONI DI CHI GLI STA INTORNO…LO DICE LA SCIENZA.


Quando siamo in presenza di persone che si lamentano, o che chiacchierano senza un fine costruttivo e propositivo, la qualità delle loro vibrazioni negative si ripercuote su di noi e ha un effetto nocivo sui neuroni del nostro cervello.

La lagnanza e la chiacchiera sono il frutto di un atteggiamento arcaico, una strategia di sopravvivenza, adottata dal nostro inconscio per liberarci di stati mentali ed emotivi aberranti, che purtroppo va a discapito di chi ne subisce l’influsso passivo. 

È stato scientificamente provato, che le onde magnetiche caratteristiche delle lamentele e delle chiacchiere, spengono letteralmente i neuroni dell’ippocampo, preposti tra l’altro alla risoluzione dei problemi. 
Rimanere esposti per più di trenta minuti a lagnanze, negatività e chiacchiere superflue provoca danni effettivi a livello cerebrale, sia che provengano da persone in carne ed ossa che dai media, in primis la televisione.

Cosa fare di fronte a manifestazioni di questo genere? 

I media si possono spegnere, escludere. 
Con le persone, si può invece cercare di dirottare la conversazione verso argomenti propositivi, o addirittura, suggerire molto diplomaticamente al “lamentoso”, di fare tre respiri profondi, espirando forte con la bocca. 
Naturalmente noi stessi dovremmo evitare di cadere in lagnanze e inutili chiacchiere, consapevoli del fatto che oltre a nuocere a chi ci sta intorno, stiamo letteralmente sprecando la nostra energia. Siamo così abituati a lamentarci e ad ascoltare le lamentele, da esserne perfino assuefatti. 
Ma se ascoltare le lamentele degli altri spegne i neuroni, quando siamo noi a farlo… cosa succede?

Fisiologicamente, le cellule del nostro cervello si specializzano con contenuti di basso livello, perdendo nel tempo in creatività e capacità di risolvere le situazioni critiche, uscire dalle difficoltà e mettere in moto l’inventiva, cosa che si sviluppa normalmente nelle persone che invece di scegliere la lamentela, trasformano le “crisi” in opportunità: un cervello in movimento, volto continuamente a creare, permette nell’insieme di essere più consapevoli.


Esotericamente, accade che la personalità agisce con il “pilota automatico”, addensando sempre di più quel meccanismo per cui l’ego tende a prendere il sopravvento sull’Essere. 

Ovviamente, questa percezione esula dall’insieme di cui facciamo parte e ci allontana sempre più dalla Realtà reale, cristallizzando gli schemi (e i programmi mentali) che ci fanno percepire la virtualità come realtà oggettiva.

Energeticamente, sappiamo bene, anche grazie alle moderne scoperte della Fisica Quantistica, che dove va il pensiero, l’energia fluisce e crea! 

Più i miei pensieri sono negativi, orientati alla mia sfortuna, alla crisi e al lavoro che scarseggia, al politico che si fa le vacanze di lusso alla faccia del popolo che non ce la fa, ecc… più sto nutrendo di energia quella determinata situazione. 
Psicologicamente si creerà un circolo vizioso, per cui tali pensieri negativi diverranno l’unica realtà possibile, moltiplicando proprio quelle situazioni che confermano questo processo.
Può capitarci di vivere in contesti nei quali siamo sottoposti a forti pressioni e disequilibri, ambienti carichi di stress e negatività che agiscono come dei veri e propri virus, su tutti i fronti: mentale, emozionale e fisico. 

È altresì vero che più innalziamo il nostro livello energetico, più la realtà circostante reagisce alla nostra qualità vibrazionale. 
Non solo attraiamo nella nostra vita situazioni e persone affini a ciò che siamo, ma influiamo positivamente anche sull’ambiente che ci circonda, e sulle persone con cui ci relazioniamo.
Fonte: realtofantasia.blogspot.it

giovedì 27 ottobre 2016

LA PELLE

                              Curzio Malaparte

"Ero stanco di veder soffrire gli uomini, gli animali, gli alberi, 
il cielo, la terra, il mare, 
ero stanco delle loro sofferenze, delle loro stupide e inutili sofferenze, 
dei loro terrori, della loro interminabile agonia.
 Ero stanco di aver orrore, stanco di aver pietà. 
Ah, la pietà! 
Avevo vergogna di aver pietà. 
Eppure tremavo di pietà e di orrore."

 Dopo i Racconti italiani che dettero inizio, pochi mesi dopo la sua morte, alle "Opere complete" di Curzio Malaparte sotto la direzione di Enrico Falqui, ecco ora il suo libro più famoso. 

Concepito nell'epoca più feconda dello scrittore, subito dopo la guerra e dopo Kaputt, fu pubblicato in quasi tutte le lingue, ovunque ottenendo immenso successo. 

La critica più avveduta riconobbe nell'autore de La Pelle "lo scrittore di grande talento", "Il narratore straordinario", ma anche "L'araldo nobile e disperato dell'Europa martirizzata e vinta". 

Una vita spesa per l'accusa, la condanna, il messaggio; una serie di opere di straordinario vigore e intransigenza pongono Malaparte fra gli scrittori più degni di rappresentare il nostro tempo, accanto a Hemingway, Malraux, Bernanos, come la critica di tutto il mondo affermò. 

La Pelle, in particolare, rimane senza dubbio il più forte e il più significativo fra i libri di Malaparte: per la potenza della sua polemica richiama scrittori come Miller e come Sartre, per la crudeltà dei suoi quadri la pittura di un Bosch, di un Bruegel, di un Goya.

giovedì 11 agosto 2016

CITTADINANZA ONORARIA MONSIGNOR DON GIUSEPPE OLIVA


Si è tenuto sabato 6 agosto , nella suggestiva cornice del giardino del seminario vescovile, il Consiglio Comunale straordinario con all’ordine del giorno :
Conferimento Cittadinanza Onoraria Monsignor Don Giuseppe Oliva. 

All’unanimità il Consiglio ha approvato la delibera n. 20 del 6 agosto 2016 con la quale gli si attribuisce tale onoreficenza. 

Parroco nel nostro paese da più di 40 anni, Mons. Oliva ( Don Peppino come cordialmente viene chiamato) visibilmente grato ed emozionato ha ricevuto dalle mani del Sindaco Guglielmo Armentano il dono di una pergamena a ricordo e testimonianza dell’evento.

 L’intervento emozionante del Sindaco ha espresso tanto riconoscimento e altrettanta gratitudine verso questo uomo e questo Parroco che nel corso del suo sacerdozio ha ricolmato di tutti i suoi doni di intelligenza e di cuore la comunità di Mormanno diventandone parte integrante e sostanziale, faro di riferimento e punto di arrivo.

Tanti sono stati gli interventi di stima, e di affetto che si sono succeduti dal momento in cui il Sindaco ha trasformato il Consiglio in assemblea aperta: 
dapprima il saluto del Vescovo S.E. Mons. Francesco Savino tramite un messaggio letto dal Sindaco, poi i rappresentanti di tutte le forze politiche presenti in Consiglio, la famiglia, il Parroco di Mormanno Don Francesco Di Marco, il Sindaco di Papasidero, ( paese di origine di Don Peppino ), il rappresentante della testata giornalistica “ Faro Notizie “ su cui Don Peppino scrive da 10 anni, il Presidente del Parco del Pollino che ha ricordato l’impegno sociale di Don Peppino, e infine i suoi amici di sempre il Prof. Domenico Crea e il Prof. Luigi Paternostro che ha chiuso la serata ripercorrendo brillantemente la vita, le opere di Don Peppino attraverso il suo amore per l’arte, la letteratura, la musica, la poesia che fanno di lui una presenza irripetibile ( usando le parole del prof. Paternostro ) nel nostro paese. 


La partecipazione e l’emozione dei tanti cittadini intervenuti è la dimostrazione che il conferimento della Cittadinanza Onoraria a Don Peppino è stato un atto voluto e condiviso non solo dall’Amministrazione ma da tutta la popolazione cattolica e non che riconosce in lui grandi doti di umiltà, semplicità, saggezza, disponibilità all’ascolto. 

Don Peppino è stato, è e sarà sempre per tutti i Mormannesi, di tutte le generazioni, guida spirituale e di vita reale per cui non ci resta che augurarci e augurargli con tanto affetto, ad multos annos .