martedì 12 febbraio 2013
PREMIATA FORNERIA MARCONI (PFM)
Era il lontano 1978, quattro ragazzi aprivano i loro concerti con il brano "E' Festa-Celebration".
Il gruppo "Propulsione Gamma" composto da: Franco Accurso alla batteria, Mimmo Sola alla tastiera, Biagio De Minco alla chitarra, Mimmo Perrone al basso.
IMPRESSIONI DI SETTEMBRE
Quante gocce di rugiada intorno a me
cerco il sole, ma non c'è.
Dorme ancora la campagna, forse no,
è sveglia, mi guarda, non so.
Già l'odor di terra, odor di grano
sale adagio verso me,
e la vita nel mio petto batte piano,
respiro la nebbia, penso a te.
Quanto verde tutto intorno, e ancor più in là
sembra quasi un mare d'erba,
e leggero il mio pensiero vola e va
ho quasi paura che si perda...
Un cavallo tende il collo verso il prato
resta fermo come me.
Faccio un passo, lui mi vede, è già fuggito
respiro la nebbia, penso a te.
No, cosa sono adesso non lo so,
sono un uomo, un uomo in cerca di se stesso.
No, cosa sono adesso non lo so,
sono solo, solo il suono del mio passo.
e intanto il sole tra la nebbia filtra già
il giorno come sempre sarà.
venerdì 8 febbraio 2013
CALABRIA...DOVE NASCE L'ITALIA.
Il 95% degli studenti italiani non conosce l’origine del nome Italia.Analoga disinformazione si riscontra nel 98% degli adulti.
I libri di storia ricalcano un canovaccio troppo semplice, e stereotipato: un sistema di informazione nel quale il Sud Italia non è considerato (se non per il periodo magnogreco).
Il nome deriva dal vocabolo "Italói", termine con il quale i greci designavano i Vituli (o Viteli), una popolazione che abitava nella punta estrema della nostra penisola, nei pressi dell’odierna Catanzaro, i quali adoravano il simulacro di un vitello (vitulus, in latino).
Il nome significa cioè “abitanti della terra dei vitelli”.
Fino all’inizio del V secolo avanti Cristo, con Italia si indicò solo la Calabria, in un secondo tempo il nome fu esteso a tutta la parte meridionale del Paese.
Nel secolo III, dopo le vittorie riportate dai romani contro i Sanniti e contro Pirro, si estese fino al Magra e al Rubicone.
Nel 49 avanti Cristo, quando anche alla Gallia Cisalpina furono concessi i diritti di cittadinanza romana, anche le regioni settentrionali della penisola presero il nome di Italia.
Tali confini vennero ulteriormente dilatati con la riforma amministrativa di Augusto (27 dopo Cristo) che li portò a ovest al fiume Varo (presso Nizza) e a est al fiume Arsa, in Istria.
La Calabria, per la sua posizione geografica nel centro del Mediterraneo, aveva già dall'origine il destino segnato come terra di transito e di incontro.
Molte popolazioni vi giunsero da parti diverse e progressivamente si scontrarono, si sovrapposero, si fusero: Siculi e Tirreni, Coni e Itali, Morgeti e Pelasgi, Enotri e Bruzi.
Aristotele e Antioco ci narrano che un re leggendario, Italo, avrebbe conquistato la regione e creato insediamenti stabili.
Secondo alcuni Italo era re degli Itali, popolo proveniente probabilmente dall'Anatolia, ma secondo altri degli Enotri.
Inoltre, per altri ancora, il nome Italo deriverebbe da quel vitulus (vitello) che richiama l'incisione rupestre di Papasidero.
E da qui vitulia (terra dei vitelli), per approdare infine al nome di Italia, che poi è diventato quello dell'intera nazione.
Da qui il mito della Calabria come "regione-madre dell'Italia".
Ovviamente non tutti sono d'accordo ed Ellanico di Mitilene, seguito da Timeo e da Varrone, contrappone un'altra leggenda: quella di Ercole che avrebbe condotto i vitelli rubati a Gerione nella vicina Sicilia, denominata quindi a sua volta Vitulia.
Ma anche se i tempi sono remoti e incertissimi, più che le fonti predomina il mito.
Nell'antichità, i territori dell'odierna Calabria vennero diversamente indicati:
- Ausonia, per le proprie ricchezze;
- Esperia, perché per i Greci in direzione dell'Occidente;
- Enotria, terra del vino o da Enotrio re di Arcadia;
- Italia, dal re Italo o terra dei vitelli;
- Magna Grecia, perché diventò splendente più della madre patria;
- Bruzia, perché vi viveva il popolo dei Bruzi
e infine, sotto i Bizantini nel VI secolo d.C., Calabria, etimologicamente "terra d'ogni bene", che fino ad allora aveva indicato il Salento, la penisola che oggi si stende tra Brindisi ed Otranto.
fonte: calabria mia
giovedì 7 febbraio 2013
A TE...WILLIAM SHAKESPEARE.
...La donna uscì dalla costola dell’uomo, non dai piedi per essere calpestata, né dalla testa per essere superiore...
...Ma dal lato per essere uguale, sotto il braccio per essere protetta e accanto al cuore per essere amata...
"La terra ha musica per coloro che ascoltano"
William Shakespeare
martedì 22 gennaio 2013
STEVIE WONDER
Leggenda della musica, è uno dei più apprezzati cantanti della storia della black music.
Wonder è una leggenda della musica pop: bambino prodigio (a quattro anni suonava già il piano), è un polistrumentista (suona tastiere, batteria, basso, percussioni e armonica a bocca).
Il successo di Stevie Wonder come poli-strumentista e interprete con una profonda coscienza sociale, ha significamente influenzato la pop music.
Per valutarne l'importanza basta considerare il fatto che le sue composizioni sono tra le più riproposte come cover dai maggiori cantanti e musicisti internazionali, sia di estrazione rock/funk/dance che pop.
Sono numerosi gli artisti che citano Wonder come uno dei loro maggiori ispiratori.
Wonder è una leggenda della musica pop: bambino prodigio (a quattro anni suonava già il piano), è un polistrumentista (suona tastiere, batteria, basso, percussioni e armonica a bocca).
Il successo di Stevie Wonder come poli-strumentista e interprete con una profonda coscienza sociale, ha significamente influenzato la pop music.
Per valutarne l'importanza basta considerare il fatto che le sue composizioni sono tra le più riproposte come cover dai maggiori cantanti e musicisti internazionali, sia di estrazione rock/funk/dance che pop.
Sono numerosi gli artisti che citano Wonder come uno dei loro maggiori ispiratori.
giovedì 3 gennaio 2013
...E VENNE IL TEMPO DELLA CALABRIA.
QUANDO FU IL GIORNO DELLA CALABRIA.
di LEONIDA REPACI.
Quando fu il giorno della Calabria Dio si trovò in pugno 15000 km. quadrati di argilla verde con riflessi viola.
Pensò che con quella creta si potesse modellare un paese di due milioni di abitanti al massimo.
Era teso in un maschio vigore creativo il Signore, e promise a se stesso di fare un capolavoro.
Si mise all’opera, e la Calabria uscì dalle sue mani più bella della California e delle Hawaii, più bella della Costa Azzurra e degli arcipelaghi giapponesi.
Diede alla Sila il pino, all’Aspromonte l’ulivo, a Reggio il bergamotto, allo Stretto il pescespada, a Scilla le sirene, a Chianalea le palafitte, a Bagnara i pergolati, a Palmi il fico, alla Pietrosa la rondine marina, a Gioia l’olio, a Cirò il vino, a Rosarno l’arancio, a Nicotera il fico d’India, a Pizzo il tonno, a Vibo il fiore, a Tiriolo le belle donne, al Mesima la quercia, al Busento la tomba del re barbaro, all’Amendolea le cicale, al Crati l’acqua lunga, allo scoglio il lichene, alla roccia l’oleastro, alle montagne il canto del pastore errante da uno stazzo all’altro, al greppo la ginestra, alle piane la vigna, alle spiagge la solitudine, all’onda il riflesso del sole.
Diede a Cosenza l’Accademia, a Tropea il vescovo, a San Giovanni in Fiore il telaio a mano, a Catanzaro il damasco, ad Antonimina il fango medicante, ad Agnana la lignite, a Bivongi le acque sante, a Pazzano la pirite, a Galatro il solfato, a Villa San Giovanni la seta greggia, a Belmonte il marmo verde. Assegnò Pitagora a Crotone, Orfeo pure a Crotone, Democede pure a Crotone, Almeone pure a Crotone, Aristeo pure a Crotone, Filolao pure a Crotone, Zaleuco a Locri, Ibico a Reggio, Clearco pure a Reggio, Cassiodoro a Squillace, San Nilo a Rossano, Gioacchino da Fiore a Celico, Fra’ Barlaam a Seminara, San Francesco a Paola, Telesio a Cosenza, il Parrasio pure a Cosenza, il Gravina a Roggiano, Campanella a Stilo, Mattia Preti a Taverna, Galluppi a Tropea, Gemelli-Careri a Taurianova, Guerrisi a Cittanova, Manfroce a Palmi, Cilèa pure a Palmi, Alvaro a San Luca, Calogero a Melicuccà, Rito a Dinami.
Donò a Stilo la Cattolica, a Rossano il Patirion, ancora a Rossano l’Evangeliario Purpureo, a San Marco Argentano la Torre Normanna, a Locri i Pinakes, ancora a Locri il Santuario di Persefone, a Santa Severina il Battistero a Rotonda, a Squillace il Tempio della Roccelletta, a Cosenza la Cattedrale, a Gerace pure la Cattedrale, a Crotone il Tempio di Hera Lacinia, a Mileto la zecca, pure a Mileto la Basilica della Trinità, a Santa Eufemia Lametia l’Abbaziale, a Tropea il Duomo, a San Giovanni in Fiore la Badia Florense, a Vibo la Chiesa di San Michele, a Nicotera il Castello, a Reggio il Tempio di Artemide Facellide, a Spezzano Albanese la necropoli della prima età del ferro.
Poi distribuì i mesi e le stagioni alla Calabria.
Per l’inverno concesse il sole, per la primavera il sole, per l’estate il sole, per l’autunno il sole.
A gennaio diede la castagna, a febbraio la pignolata, a marzo la ricotta, ad aprile la focaccia con l’uovo, a maggio il pescespada, a giugno la ciliegia, a luglio il fico melanzano, ad agosto lo zibibbo, a settembre il fico d’India, a ottobre la mostarda, a novembre la noce, a dicembre l’arancia.
Volle che le madri fossero tenere, le mogli coraggiose, le figlie contegnose, i figli immaginosi, gli uomini autorevoli, i vecchi rispettati, i mendicanti protetti, gl’infelici aiutati, le persone fiere leali socievoli e ospitali, le bestie amate.
Volle il mare sempre viola, la rosa sbocciante a dicembre, il cielo terso, le campagne fertili, le messi pingui, l’acqua abbondante, il clima mite, il profumo delle erbe inebriante.
Operate tutte queste cose nel presente e nel futuro il Signore fu preso da una dolce sonnolenza, in cui entrava il compiacimento del creatore verso il capolavoro raggiunto.
Del breve sonno divino approfittò il diavolo per assegnare alla Calabria le calamità: le dominazioni, il terremoto, la malaria, il latifondo, le fiumare, le alluvioni, la peronospora, la siccità, la mosca olearia, l’analfabetismo, il punto d’onore, la gelosia, l’Onorata Società, la vendetta, l’omertà, la violenza, la falsa testimonianza, la miseria, l’emigrazione.
Dopo le calamità, le necessità: la casa, la scuola, la strada, l’acqua, la luce, l’ospedale, il cimitero.
Ad esse aggiunse il bisogno della giustizia, il bisogno della libertà, il bisogno della grandezza, il bisogno del nuovo, il bisogno del meglio.
E, a questo punto, il diavolo si ritenne soddisfatto del suo lavoro, toccò a lui prender sonno mentre si svegliava il Signore.
Quando, aperti gli occhi, potè abbracciare in tutta la sua vastità la rovina recata alla creatura prediletta , Dio scaraventò con un gesto di collera il Maligno nei profondi abissi del cielo.
Poi, lentamente rasserenandosi, disse: - Questi mali e questi bisogni sono ormai scatenati e debbono seguire la loro parabola.
Ma essi non impediranno alla Calabria di essere come io l’ho voluta.
La sua felicità sarà raggiunta con più sudore, ecco tutto.
di LEONIDA REPACI.
Quando fu il giorno della Calabria Dio si trovò in pugno 15000 km. quadrati di argilla verde con riflessi viola.
Pensò che con quella creta si potesse modellare un paese di due milioni di abitanti al massimo.
Era teso in un maschio vigore creativo il Signore, e promise a se stesso di fare un capolavoro.
Si mise all’opera, e la Calabria uscì dalle sue mani più bella della California e delle Hawaii, più bella della Costa Azzurra e degli arcipelaghi giapponesi.
Diede alla Sila il pino, all’Aspromonte l’ulivo, a Reggio il bergamotto, allo Stretto il pescespada, a Scilla le sirene, a Chianalea le palafitte, a Bagnara i pergolati, a Palmi il fico, alla Pietrosa la rondine marina, a Gioia l’olio, a Cirò il vino, a Rosarno l’arancio, a Nicotera il fico d’India, a Pizzo il tonno, a Vibo il fiore, a Tiriolo le belle donne, al Mesima la quercia, al Busento la tomba del re barbaro, all’Amendolea le cicale, al Crati l’acqua lunga, allo scoglio il lichene, alla roccia l’oleastro, alle montagne il canto del pastore errante da uno stazzo all’altro, al greppo la ginestra, alle piane la vigna, alle spiagge la solitudine, all’onda il riflesso del sole.
Diede a Cosenza l’Accademia, a Tropea il vescovo, a San Giovanni in Fiore il telaio a mano, a Catanzaro il damasco, ad Antonimina il fango medicante, ad Agnana la lignite, a Bivongi le acque sante, a Pazzano la pirite, a Galatro il solfato, a Villa San Giovanni la seta greggia, a Belmonte il marmo verde. Assegnò Pitagora a Crotone, Orfeo pure a Crotone, Democede pure a Crotone, Almeone pure a Crotone, Aristeo pure a Crotone, Filolao pure a Crotone, Zaleuco a Locri, Ibico a Reggio, Clearco pure a Reggio, Cassiodoro a Squillace, San Nilo a Rossano, Gioacchino da Fiore a Celico, Fra’ Barlaam a Seminara, San Francesco a Paola, Telesio a Cosenza, il Parrasio pure a Cosenza, il Gravina a Roggiano, Campanella a Stilo, Mattia Preti a Taverna, Galluppi a Tropea, Gemelli-Careri a Taurianova, Guerrisi a Cittanova, Manfroce a Palmi, Cilèa pure a Palmi, Alvaro a San Luca, Calogero a Melicuccà, Rito a Dinami.
Donò a Stilo la Cattolica, a Rossano il Patirion, ancora a Rossano l’Evangeliario Purpureo, a San Marco Argentano la Torre Normanna, a Locri i Pinakes, ancora a Locri il Santuario di Persefone, a Santa Severina il Battistero a Rotonda, a Squillace il Tempio della Roccelletta, a Cosenza la Cattedrale, a Gerace pure la Cattedrale, a Crotone il Tempio di Hera Lacinia, a Mileto la zecca, pure a Mileto la Basilica della Trinità, a Santa Eufemia Lametia l’Abbaziale, a Tropea il Duomo, a San Giovanni in Fiore la Badia Florense, a Vibo la Chiesa di San Michele, a Nicotera il Castello, a Reggio il Tempio di Artemide Facellide, a Spezzano Albanese la necropoli della prima età del ferro.
Poi distribuì i mesi e le stagioni alla Calabria.
Per l’inverno concesse il sole, per la primavera il sole, per l’estate il sole, per l’autunno il sole.
A gennaio diede la castagna, a febbraio la pignolata, a marzo la ricotta, ad aprile la focaccia con l’uovo, a maggio il pescespada, a giugno la ciliegia, a luglio il fico melanzano, ad agosto lo zibibbo, a settembre il fico d’India, a ottobre la mostarda, a novembre la noce, a dicembre l’arancia.
Volle che le madri fossero tenere, le mogli coraggiose, le figlie contegnose, i figli immaginosi, gli uomini autorevoli, i vecchi rispettati, i mendicanti protetti, gl’infelici aiutati, le persone fiere leali socievoli e ospitali, le bestie amate.
Volle il mare sempre viola, la rosa sbocciante a dicembre, il cielo terso, le campagne fertili, le messi pingui, l’acqua abbondante, il clima mite, il profumo delle erbe inebriante.
Operate tutte queste cose nel presente e nel futuro il Signore fu preso da una dolce sonnolenza, in cui entrava il compiacimento del creatore verso il capolavoro raggiunto.
Del breve sonno divino approfittò il diavolo per assegnare alla Calabria le calamità: le dominazioni, il terremoto, la malaria, il latifondo, le fiumare, le alluvioni, la peronospora, la siccità, la mosca olearia, l’analfabetismo, il punto d’onore, la gelosia, l’Onorata Società, la vendetta, l’omertà, la violenza, la falsa testimonianza, la miseria, l’emigrazione.
Dopo le calamità, le necessità: la casa, la scuola, la strada, l’acqua, la luce, l’ospedale, il cimitero.
Ad esse aggiunse il bisogno della giustizia, il bisogno della libertà, il bisogno della grandezza, il bisogno del nuovo, il bisogno del meglio.
E, a questo punto, il diavolo si ritenne soddisfatto del suo lavoro, toccò a lui prender sonno mentre si svegliava il Signore.
Quando, aperti gli occhi, potè abbracciare in tutta la sua vastità la rovina recata alla creatura prediletta , Dio scaraventò con un gesto di collera il Maligno nei profondi abissi del cielo.
Poi, lentamente rasserenandosi, disse: - Questi mali e questi bisogni sono ormai scatenati e debbono seguire la loro parabola.
Ma essi non impediranno alla Calabria di essere come io l’ho voluta.
La sua felicità sarà raggiunta con più sudore, ecco tutto.
lunedì 31 dicembre 2012
giovedì 13 dicembre 2012
21 dicembre 2012: allineamento tra Terra, Sole e centro della galassia.
Fine del mondo? Qualcuno ci crede ciecamente.
Come quelle famiglie che vivono a Xul, nello Yucatan, in rifugi a prova di bomba collegati da tunnel sotterranei.
Attendono l'ennesima fine del mondo, annunciata per il 21 dicembre 2012.
Loro ci credono, ma non c'è nulla di vero in questa leggenda metropolitana.
La bufala dell'apocalisse del 21.12.2012 che sarà un venerdì, nasce da Nibiru, un corpo celeste, forse un pianeta (potrebbe essere Giove) o un altro corpo transiente (come una cometa o una supernova) descritto in antichi testi babilonesi.
Negli anni '70 Zecharia Sitchin, scrittore di fantascienza, raccontò che Nibiru è un pianeta sconosciuto, con un'orbita ellittica attorno al Sole, in rotta di collisione con la Terra.
A rincarare la dose è stata poi Nancy Lieder, una sensitiva americana.
Nei primi anni '90 la Lieber asserì di aver ricevuto un messaggio dagli alieni.
L'avevano avvertita che l'impatto con Nibiru sarebbe avvenuto nel 2003.
Dopo un periodo di silenzio la Lieder è tornata alla carica con una nuova data:
21 dicembre 2012.
Osserva il direttore dell’Osservatorio di Capodimonte, Massimo Della Valle:
secondo il calendario Maya il 21 dicembre 2012 rappresenta semplicemente la fine di un ciclo e l’inizio di un altro, il che non vuol dire fine del mondo.
Quello che indica il calendario Maya è analogo ai nostri passaggi da un millennio a un altro, che non hanno mai portato nessuna catastrofe.
Per comprendere come sono scanditi i cicli dei Maya bisogna partire dal loro calendario.
Innanzitutto i Maya scandivano il tempo basandosi sul numero 20 e i suoi multipli (perchè i Maya contavano considerando le dita di mani e piedi).
Il loro mese quindi era di 20 giorni.
Dopo il mese, vi era l’anno, chiamato Tun, che corrispondeva a 360 giorni del nostro calendario.
Dopo l’anno, anzichè avere secoli o millenni, i Maya avevano il K’Atun che corrispondeva a 20 Tun (equivalenti a 7.200 giorni).
Dopo il K’Atun c’era il B’ak’Tun equivalente a 144.000 giorni.
In questo modo di scandire il tempo come si inserisce la data del 21 dicembre 2012 ?
Secondo i Maya il mondo è iniziato in un momento che corrisponde al nostro 11 agosto 3.114 a.C.
Se contiamo da questa data in cui è iniziato il mondo, fino al 21 dicembre 2012 abbiamo 1.872.260 giorni che diviso per 144.000 giorni (ossia per un B’ak’tun) fa 13.
Questo vuol dire che il 21 dicembre 2012 per i Maya finisce il tredicesimo B’ak’tun e inizia il quattordicesimo, quindi e’ semplicemente la fine di un’era e l’inizio di un’altra.
I sostenitori della «teoria 2012», però hanno tirato in ballo altre, mendaci, prove: il 21.12.2012 si creerà un allineamento tra Terra, Sole e centro della nostra galassia che secondo i catastrofisti sarebbe pericoloso.
In realtà è un evento che si verifica tutti gli anni ed è solo un effetto prospettico.
E ancora, l'anno prossimo avrà luogo un picco di attività del Sole.
Le tempeste solari raggiungeranno il massimo della loro intensità ma è un fenomeno ciclico che avviene ogni undici anni.
In più la Terra è schermata dalle tempeste magnetiche solari dalle cosiddette fasce di Van Allen, cioè dalle linee di forza create dal nucleo ferroso del nostro Pianeta, che si comporta come una grande calamita.
Il 21.12.2012, quindi, non succederà proprio niente !!!.
Come quelle famiglie che vivono a Xul, nello Yucatan, in rifugi a prova di bomba collegati da tunnel sotterranei.
Attendono l'ennesima fine del mondo, annunciata per il 21 dicembre 2012.
Loro ci credono, ma non c'è nulla di vero in questa leggenda metropolitana.
La bufala dell'apocalisse del 21.12.2012 che sarà un venerdì, nasce da Nibiru, un corpo celeste, forse un pianeta (potrebbe essere Giove) o un altro corpo transiente (come una cometa o una supernova) descritto in antichi testi babilonesi.
Negli anni '70 Zecharia Sitchin, scrittore di fantascienza, raccontò che Nibiru è un pianeta sconosciuto, con un'orbita ellittica attorno al Sole, in rotta di collisione con la Terra.
A rincarare la dose è stata poi Nancy Lieder, una sensitiva americana.
Nei primi anni '90 la Lieber asserì di aver ricevuto un messaggio dagli alieni.
L'avevano avvertita che l'impatto con Nibiru sarebbe avvenuto nel 2003.
Dopo un periodo di silenzio la Lieder è tornata alla carica con una nuova data:
21 dicembre 2012.
Osserva il direttore dell’Osservatorio di Capodimonte, Massimo Della Valle:
secondo il calendario Maya il 21 dicembre 2012 rappresenta semplicemente la fine di un ciclo e l’inizio di un altro, il che non vuol dire fine del mondo.
Quello che indica il calendario Maya è analogo ai nostri passaggi da un millennio a un altro, che non hanno mai portato nessuna catastrofe.
Per comprendere come sono scanditi i cicli dei Maya bisogna partire dal loro calendario.
Innanzitutto i Maya scandivano il tempo basandosi sul numero 20 e i suoi multipli (perchè i Maya contavano considerando le dita di mani e piedi).
Il loro mese quindi era di 20 giorni.
Dopo il mese, vi era l’anno, chiamato Tun, che corrispondeva a 360 giorni del nostro calendario.
Dopo l’anno, anzichè avere secoli o millenni, i Maya avevano il K’Atun che corrispondeva a 20 Tun (equivalenti a 7.200 giorni).
Dopo il K’Atun c’era il B’ak’Tun equivalente a 144.000 giorni.
In questo modo di scandire il tempo come si inserisce la data del 21 dicembre 2012 ?
Secondo i Maya il mondo è iniziato in un momento che corrisponde al nostro 11 agosto 3.114 a.C.
Se contiamo da questa data in cui è iniziato il mondo, fino al 21 dicembre 2012 abbiamo 1.872.260 giorni che diviso per 144.000 giorni (ossia per un B’ak’tun) fa 13.
Questo vuol dire che il 21 dicembre 2012 per i Maya finisce il tredicesimo B’ak’tun e inizia il quattordicesimo, quindi e’ semplicemente la fine di un’era e l’inizio di un’altra.
I sostenitori della «teoria 2012», però hanno tirato in ballo altre, mendaci, prove: il 21.12.2012 si creerà un allineamento tra Terra, Sole e centro della nostra galassia che secondo i catastrofisti sarebbe pericoloso.
In realtà è un evento che si verifica tutti gli anni ed è solo un effetto prospettico.
E ancora, l'anno prossimo avrà luogo un picco di attività del Sole.
Le tempeste solari raggiungeranno il massimo della loro intensità ma è un fenomeno ciclico che avviene ogni undici anni.
In più la Terra è schermata dalle tempeste magnetiche solari dalle cosiddette fasce di Van Allen, cioè dalle linee di forza create dal nucleo ferroso del nostro Pianeta, che si comporta come una grande calamita.
Il 21.12.2012, quindi, non succederà proprio niente !!!.
venerdì 30 novembre 2012
Un santo al mese: SANT' ANDREA APOSTOLO.
Andrea (in lingua greca Ανδρέας, denominato secondo la tradizione ortodossa Protocletos o il Primo chiamato; Betsaida, 6 a.C. – Patrasso, 30 novembre 60) fu un apostolo di Gesù Cristo, venerato come santo dalla Chiesa cattolica e da quella ortodossa.
All’apostolo Andrea spetta il titolo di 'Primo chiamato'. Ed è commovente il fatto che, nel Vangelo, sia perfino annotata l’ora «le quattro del pomeriggio» del suo primo incontro e primo appuntamento con Gesù.
Fu poi Andrea a comunicare al fratello Pietro la scoperta del Messia e a condurlo in fretta da Lui.
La sua presenza è sottolineata in modo particolare nell’episodio della moltiplicazione dei pani. Sappiamo inoltre che, proprio ad Andrea, si rivolsero dei greci che volevano conoscere Gesù, ed egli li condusse al Divino Maestro. Su di lui non abbiamo altre notizie certe, anche se, nei secoli successivi, vennero divulgati degli Atti che lo riguardano, ma che hanno scarsa attendibilità. Secondo gli antichi scrittori cristiani, l’apostolo Andrea avrebbe evangelizzato l’Asia minore e le regioni lungo il mar Nero, giungendo fino al Volga.
L'Apostolo Andrea è onorato come patrono in Romania, Ucraina e Russia.
Commovente è la 'passione' che racconta la morte dell’apostolo, che sarebbe avvenuta a Patrasso, in Acaia: condannato al supplizio della croce, egli stesso avrebbe chiesto d’essere appeso a una croce particolare fatta ad X (croce che da allora porta il suo nome) e che evoca, nella sua stessa forma, l’iniziale greca del nome di Cristo.
Andrea andò incontro alla sua croce con questa splendida invocazione sulle labbra:
«Salve Croce, santificata dal corpo di Gesù e impreziosita dalle gemme del suo sangue… Vengo a te pieno di sicurezza e di gioia, affinché tu riceva il discepolo di Colui che su di te è morto. Croce buona, a lungo desiderata, che le membra del Signore hanno rivestito di tanta bellezza! Da sempre io ti ho amata e ho desiderato di abbracciarti… Accoglimi e portami dal mio Maestro».
All’apostolo Andrea spetta il titolo di 'Primo chiamato'. Ed è commovente il fatto che, nel Vangelo, sia perfino annotata l’ora «le quattro del pomeriggio» del suo primo incontro e primo appuntamento con Gesù.
Fu poi Andrea a comunicare al fratello Pietro la scoperta del Messia e a condurlo in fretta da Lui.
La sua presenza è sottolineata in modo particolare nell’episodio della moltiplicazione dei pani. Sappiamo inoltre che, proprio ad Andrea, si rivolsero dei greci che volevano conoscere Gesù, ed egli li condusse al Divino Maestro. Su di lui non abbiamo altre notizie certe, anche se, nei secoli successivi, vennero divulgati degli Atti che lo riguardano, ma che hanno scarsa attendibilità. Secondo gli antichi scrittori cristiani, l’apostolo Andrea avrebbe evangelizzato l’Asia minore e le regioni lungo il mar Nero, giungendo fino al Volga.
L'Apostolo Andrea è onorato come patrono in Romania, Ucraina e Russia.
Commovente è la 'passione' che racconta la morte dell’apostolo, che sarebbe avvenuta a Patrasso, in Acaia: condannato al supplizio della croce, egli stesso avrebbe chiesto d’essere appeso a una croce particolare fatta ad X (croce che da allora porta il suo nome) e che evoca, nella sua stessa forma, l’iniziale greca del nome di Cristo.
Andrea andò incontro alla sua croce con questa splendida invocazione sulle labbra:
«Salve Croce, santificata dal corpo di Gesù e impreziosita dalle gemme del suo sangue… Vengo a te pieno di sicurezza e di gioia, affinché tu riceva il discepolo di Colui che su di te è morto. Croce buona, a lungo desiderata, che le membra del Signore hanno rivestito di tanta bellezza! Da sempre io ti ho amata e ho desiderato di abbracciarti… Accoglimi e portami dal mio Maestro».
venerdì 9 novembre 2012
Li chiamarono... Briganti !
Li chiamarono... briganti! è un film storico del 1999 diretto da Pasquale Squitieri, incentrato sulle vicende del brigante lucano Carmine Crocco.
Venne subito sospeso nelle sale di proiezione ed è, attualmente, di difficile reperibilità.
Ciò nonostante, il film è divenuto un importante punto di riferimento per i sostenitori del revisionismo risorgimentale, inoltre ha riscosso un grande successo in alcuni convegni e università .
<<Li chiamarono… briganti sparì “stranamente” dalle sale cinematografiche di tutta Italia, oppure, sarebbe meglio dire: dalle sale cinematografiche di tutto il regno; già perché questo lavoro di Squitieri raccontava proprio del neonato regno d’Italia.
Ma perché fu ritirato tanto frettolosamente dalle sale?
Un prima ipotesi dice che fu un disastro al botteghino, ovvio, se viene tolto di mezzo prima che concluda il suo naturale ciclo di vita credo sia normale il mancato incasso.
Una seconda ipotesi, e credo sia la più veritiera, dice che all’epoca il film fu tacciato di revisionismo storico tanto che una parte della critica lo definì appunto “prettamente revisionista” mentre altra critica lo definì comunque un bel film storico sebbene con qualche sbavatura.>>
fonte citazione : Archivio di Stato di Piacenza - Li chiamarono ... briganti. Critica divisa e poca presenza nelle sale per un film che dice il vero sull’Unità d’Italia. - Enzo Latronico .
Venne subito sospeso nelle sale di proiezione ed è, attualmente, di difficile reperibilità.
Ciò nonostante, il film è divenuto un importante punto di riferimento per i sostenitori del revisionismo risorgimentale, inoltre ha riscosso un grande successo in alcuni convegni e università .
<<Li chiamarono… briganti sparì “stranamente” dalle sale cinematografiche di tutta Italia, oppure, sarebbe meglio dire: dalle sale cinematografiche di tutto il regno; già perché questo lavoro di Squitieri raccontava proprio del neonato regno d’Italia.
Ma perché fu ritirato tanto frettolosamente dalle sale?
Un prima ipotesi dice che fu un disastro al botteghino, ovvio, se viene tolto di mezzo prima che concluda il suo naturale ciclo di vita credo sia normale il mancato incasso.
Una seconda ipotesi, e credo sia la più veritiera, dice che all’epoca il film fu tacciato di revisionismo storico tanto che una parte della critica lo definì appunto “prettamente revisionista” mentre altra critica lo definì comunque un bel film storico sebbene con qualche sbavatura.>>
fonte citazione : Archivio di Stato di Piacenza - Li chiamarono ... briganti. Critica divisa e poca presenza nelle sale per un film che dice il vero sull’Unità d’Italia. - Enzo Latronico .
lunedì 1 ottobre 2012
BEATLES
5 ottobre 1962: usciva il primo 45 giri 'Love Me Do'.
Il 5 ottobre 1962 usciva il primo 45 giri dei Beatles, ''Love Me Do'', prima pubblicazione ufficiale di un gruppo che aveva avuto il suo battesimo un paio di anni prima ad Amburgo.
Questa data segna l'inizio di un incredibile viaggio musicale che porterà un quartetto formato da John Lennon, Paul Mc Cartney, George Harrison e Ringo Starr a cambiare per sempre il mondo.
Rivoluzionari e puri, nessuno aveva mai scritto in passato come Lennon e McCartney che insieme a George Harrison e Ringo Starr sono stati la sintesi di tutto quello che è avvenuto prima e sarebbe arrivato dopo.
(la dichiarazione ufficiale dello scioglimento della band è del 10 aprile 1970).
Il 5 ottobre 1962 usciva il primo 45 giri dei Beatles, ''Love Me Do'', prima pubblicazione ufficiale di un gruppo che aveva avuto il suo battesimo un paio di anni prima ad Amburgo.
Questa data segna l'inizio di un incredibile viaggio musicale che porterà un quartetto formato da John Lennon, Paul Mc Cartney, George Harrison e Ringo Starr a cambiare per sempre il mondo.
Rivoluzionari e puri, nessuno aveva mai scritto in passato come Lennon e McCartney che insieme a George Harrison e Ringo Starr sono stati la sintesi di tutto quello che è avvenuto prima e sarebbe arrivato dopo.
(la dichiarazione ufficiale dello scioglimento della band è del 10 aprile 1970).
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