lunedì 28 giugno 2010

TRADIZIONI E CULTURA : " LE VALLIJE ".

" Le Vallije " sono balli che si svolgono solitamente durante la festa di Carnevale o dopo Pasqua, che vede gruppi arbëreshë snodarsi, ballando per le caratteristiche viuzze del paese, per poi arrivare nella Piazza centrale.

Qui si celebrano le gesta eroiche del condottiero Giorgio Castriota Skanderbeg, attraverso danze che evocano battaglie e canti in lingua Albanese.

Le ragazze del luogo, insieme con quelle di altri gruppi provenienti dai paesi Arbëresh di tutta l'Arbëria calabrese indossano i vestiti di gala in seta, impreziositi con galloni e preziosi ricami d'oro.

La vallija è costituita da una "catena" di Arbëreshë che si tengono per mano, cantando e danzando.

Agli estremi della catena, di solito ci sono 2 uomini che dirigono le danze.

La vallija si sposta sempre, come un drappello di soldati in battaglia, a volte temporeggia, a volte si apre e va incontro al "nemico"; così i balli si snodano nelle vie del paese per culminare nella piazza.

E qui che si può osservare la vallija muoversi in percorsi sinuosi in fila indiana e poi a sorpresa chiudersi a circolo.

L'immagine più forte è quella dell'accerchiamento, la vallija dopo varie schermaglie si richiude prontamente a cerchio intorno a un gruppo di persone del pubblico; gli spettatori sono in trappola, la vallija li condurrà al vicino ristoro dove potranno pagare il riscatto per la loro libertà.

Un elemento suggestivo è la Vallija degli uomini; a darle vita sono i "Plezit", i guerrieri di Skanderbeg.

Si tratta di una vallija rigorosamente eseguita con il canto a più voci, ogni strumento di accompagnamento risulta superfluo.

I "Vjershë"; i canti tradizionali intonati, sono quelli più antichi, ma trovano spazio anche strofe estemporanee.



sabato 29 maggio 2010

BASILICA DI SAN PIETRO IN VATICANO. Storia di un Paese.

























La Basilica di San Pietro in Vaticano è una basilica cattolica che si trova a Roma, nella Città del Vaticano, all'interno dello Stato Pontificio, a coronamento della monumentale Piazza San Pietro.

L'immenso edificio è spesso descritto come la più grande chiesa mai costruita e uno dei luoghi più sacri della cristianità.

La costruzione di San Pietro fu iniziata sotto Papa Giulio II, nel 1506, e si concluse nel 1612, regnante Papa Paolo V.

Si tratta in realtà di una ricostruzione, dato che nello stesso sito, prima dell'attuale basilica, ne sorgeva un'altra risalente al IV secolo, fatta costruire dall'imperatore Costantino nel luogo in cui sorgeva il circo di Nerone e dove la tradizione vuole che San Pietro, uno degli apostoli di Gesù, fosse stato sepolto dopo la sua crocifissione.

La basilica originaria era stata ripetutamente abbellita nel corso dei secoli, anche con opere di Giotto, fin quando, a metà del XV secolo, Nicolò V decise di avviarne una sostanziale ristrutturazione dopo un furioso incendio che (casualmente o no) distrusse buona parte della costruzione. Con la morte di quest'ultimo i lavori si interruppero e vennero ripresi da Giulio II che ne affidò la direzione al Bramante, il quale demolì completamente la vecchia basilica, progettandone una nuova a pianta centrale.

All'insieme delle opere necessarie per la sua realizzazione edile ed artistica, fu preposto un ente, la Reverenda "Fabrica Sancti Petri", del quale recentemente il Vaticano ha aperto gli archivi agli studiosi: fra i preziosi documenti catalogati vi sono migliaia di note, progetti, contratti, ricevute, corrispondenze (ad esempio fra Michelangelo e la Curia), che costituiscono una documentazione del tutto sui generis sulla quotidianità pratica degli artisti coinvolti. L'ente è tuttora operante per la gestione del complesso.

La campagna per la raccolta di fondi per la costruzione della basilica, effettuata in Germania con la vendita di indulgenze dal frate domenicano Johann Tetzel, fu una delle cause della riforma guidata da Martin Lutero.

La Basilica ha una lunghezza di 186 metri, la cima della cupola è alta 119 e la superficie totale supera i 15.000 metri quadrati. L’edificio può contenere, si calcola, 80.000 persone. La basilica ospita quella che secondo la tradizione è la tomba di San Pietro, posta sotto l'altare principale, che è coperto da un baldacchino sorretto da quattro immensi pilastri, tutti disegnati dal Bernini. Anche altri Papi sono sepolti nella basilica.

La Basilica sotto Clemente VIII
Con la morte di Giacomo della Porta, nel 1602, assunse la direzione della fabbrica Carlo Maderno, nel 1603 il papa Clemente VIII affidò la decorazione a mosaico della cupola al Cavalier d'Arpino, in essa erano rappresentati: Cristo, gli apostoli e busti di papi e santi, il tutto concluso entro il 1612, per la realizzazione delle pale d'altare, riportate successivamente a mosaico, il papa si valse di Pomarancio, Cesare Nebbia, Francesco Vanni, Bernardo Castello, Giovanni Baglione, del Cigoli e del Passignano.

La Basilica sotto Paolo V
Sotto papa Paolo V, il Maderno iniziò nel 1607 la facciata e nel 1609 la navata, entrambe concluse nel 1612, mentre tra il 1615 e il 1616, costruì la confessione a ferro di cavallo aperta davanti l'altrare maggiore. Per la decorazione scultore il papa si servì maggiormente dell'opera di Ambrogio Bonvicino: suo è il rilievo con La consegna delle chiavi posto sotto l'entrata principale, mentre per la decorazione ad affresco si servì di Giovan Battista Ricci di Novara, che lavorò agli affreschi della confessione e alla decorazione in stucco. Tra il 1616 e il 1617, Martino Ferrabosco innalzò la torre dell'orologio, abbattuta successivamente per far posto al colonnato del Bernini.

Quando nel 1626 fu infine dedicata da Urbano VIII, la basilica aveva la forma di una croce latina.

L'arte
La basilica è in sé un'opera d'arte, ma è anche composta da diversi elementi artistici di autonomo valore.

Molti famosi artisti lavorarono alla "Fabbrica di San Pietro". Dopo la morte del Bramante iniziò a lavorarvi Raffaello Sanzio, che modificò l'originaria pianta a croce greca in una a croce latina. Michelangelo, che servì come capo architetto per un certo periodo dopo Raffaello, riportò la pianta a croce greca ed eseguì il disegnò della cupola. L'opera fu completata da Carlo Maderno, che tornò di nuovo alla pianta a croce latina (stavolta su espresso ordine del Papa).

All'interno trovano posto centinaia di statue in marmo,, stucco e bronzo. Tra i monumenti funebri ne troviamo uno del Bernini e uno di Antonio Canova.

Celebre è la scultura di Michelangelo "La Pietà".

Artisticamente San Pietro rappresenta il trionfo del barocco romano, in auge proprio nel momento in cui la Chiesa, stato politicamente centrale nella storia europea, avvertiva il crescere del prestigio e della potenza degli stati nazionali di Francia e Spagna. La sontuosità architettonica e la ridondanza decorativa, già proprie dei canoni del barocco, ben rispondevano all'esigenza della Curia di rappresentarsi con una sperabilmente inarrivabile magnificenza. La basilica venne finalmente consacrata nel 1626 da Urbano VIII.

La sistemazione della piazza (1656-67) è dovuta a Gian Lorenzo Bernini (1598-1680), che realizza qui la sua opera più importante. Lo spazio è suddiviso in due parti: la prima a forma di trapezio rovescio con il lato maggiore lungo la facciata, la seconda di forma ellittica con l'imponente colonnato dorico sormontato da una robusta architrave.

Nel progetto berniniano compariva uno spicchio centrale in prosecuzione del colonnato, che, se realizzato, avrebbe nascosto la piazza e la basilica rispetto alla veduta frontale.

In questo modo, provenendo da Ponte Sant'Angelo, il visitatore, dopo aver percorso le vie anguste del Borgo, si sarebbe trovato all'improvviso in uno spazio vasto e solenne e avrebbe provato di stupore e meraviglia.
Va considerato a questo proposito che l'attuale Via della Conciliazione è il risultato della sciagurata opera di demolizione di un isolato lungo e stretto (Spina dei Borghi), concepita nel periodo fascista.


fonte: www.ratzingerbenedettoxvi.com

lunedì 15 marzo 2010

Scorpions.

--------STILL LOVING YOU----------

Gli Scorpions sono un gruppo musicale hard & heavy di grande successo, fondato nel 1965 nella città di Hannover (Germania) dal chitarrista Rudolf Schenker.

Influenzati largamente dall'atmosfera degli anni sessanta, gli Scorpions divennero famosi negli anni ottanta con i brani Still Loving You, Rock You Like a Hurricane, No One Like You e Wind of Change, che hanno rappresentato un importante punto di riferimento per le successive band di questo genere musicale.

-------WIND OF CHANGE---------


--------------RHYTHM OF LOVE----------------

martedì 23 febbraio 2010

SAN BASILE. Storia di un Paese.




Fondato da una comunità di albanesi verso il 1475-1480, venuti in Italia al seguito di Giorgio Castriota Skanderbeg, sorse intorno al Cenobio di San Basile Craterese da cui deriva anche il nome, e popolò intorno al monastero basiliano oggi Santuario di Santa Maria Odigitria uno dei soli tre monasteri di rito greco esistenti in Italia.

Si dice che uno dei monti che sovrasta il santuario sia il cratere di un vulcano, da qui la denominazione "craterese" data anticamente al Monastero di San Basilio (secondo il prof. B. Cappelli "craterese" da crateròs, il forte, il potente: attributo per San Basilio il Grande).

Proprio per le sue origini la maggioranza della popolazione parla la lingua albanese e professa la religione cattolica con rito greco-bizantino.

Fu feudo dei duchi di Castrovillari, di Nicola Integrato da Cariati e di Francesco Campolungo di Altomonte.

Nel 1617 passò al duca di Saracena, quindi, all'abate di Castrovillari e in fine, ai principi di Scalea.

Tra i suoi figli più illustri ricordiamo: Pietro Bellizzi (sec.XVIII) sacerdote e poeta; Costantino Bellizzi, eroe risorgimentale.

Gli abitanti si chiamano Sanbasiliani.

Il Monastero di Santa Maria Odigitria è la continuazione dell'antico monastero di San Basilio Craterese, fondato tra la fine del X secolo e l'inizio dell'XI.

Sorge in una panoramica posizione alle pendici di monti boscosi tra il maestoso massiccio del Pollino a nord e la sottostante piana di Sibari ad est.

La Chiesa di San Giovanni Battista è stata costruita dopo la venuta degli albanesi, verso la metà del XVIII secolo, precisamente nel 1791 come testimonia la data che si trova scolpita sul cornicione dell'edificio stesso.

Secondo le testimonianze orali, fu edificato dalle maestranze locali e dagli abitanti del paese, che per giorni trasportarono i materiali utilizzati.

Lavori ben più ampi furono eseguiti sulla costruzione per interessamento della Curia Vescovile di Cassano da cui San Basile dipendeva, per questo motivo, lo stile della Chiesa non è bizantino, ma barocco.

L'esterno dell'edificio, si mostra semplice, con un campanile non molto alto, dotato di campane costruite nel 1500, sicuramente appartenute al Monastero di Colloreto.

L'ingresso principale è costituito da tre porte di legno, opera di artigianato locale.

La planimetria della Chiesa è a croce latina con tre navate e con l'altare maggiore posto sotto l'arco trionfale.

L'architettura interna è tipicamente barocca con fregi e figure angeliche .

domenica 21 febbraio 2010

IL VERO " NOME " DI DIO.



Enzo Bianchi Priore di Bose.

1 - I GRANDI MAESTRI DELLO SPIRITO
IL PADRE NOSTRO COMPENDIO DI TUTTO IL VANGELO

IL VERO "NOME" DI DIO

Abba, papà. È una preghiera dal valore universale: oltre ai cristiani potrebbero recitarla anche ebrei e musulmani. Il libro di Enzo Bianchi priore di Bose, inaugura la nostra nuova serie di allegati.

Breve ed essenziale, poche righe appena, senza ombra di retorica e con parole scelte con cura, non una di troppo. È il Padre nostro, la sola preghiera che Gesù lascia agli apostoli e ai discepoli che gli sono accanto.

Il monaco Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose e fecondo scrittore, la spiega in un libro il cui sottotitolo riprende una celebre espressione di Tertulliano (un teologo nato a Cartagine e vissuto tra il 155 e il 230 circa) che la definì breviarium totius Evangelii, ovvero "compendio di tutto il Vangelo", di cui è buona sintesi.

Originario del Monferrato (è nato, infatti, a Castel Boglione, in provincia di Asti, il 3 marzo 1943), laureatosi in Economia e commercio presso l’Università di Torino, alla fine del 1965 Enzo Bianchi si reca a Bose, una frazione allora abbandonata del comune di Magnano, in provincia di Biella, sulla Serra di Ivrea, con l’intenzione di dare inizio a una comunità monastica che prende forma nel 1968 e che, oggi, conta un’ottantina di membri tra fratelli e sorelle provenienti da cinque Paesi.

- Come definire il Padre nostro?

«È la preghiera che caratterizza ogni età della vita. Penso alla mia esperienza personale. Lo recitavo da bambino al mattino e alla sera, prima ancora di andare alle elementari. Oggi, monaco, lo prego a Lodi, Ora Media e Vespri, lo dico durante la Messa, mi affiora spontaneamente sulle labbra quando entro in una sperduta chiesetta di campagna o nella cattedrale di una chiassosa metropoli. E quante volte, sin da quand’ero ragazzino, l’ho sentito recitare, con un fil di voce, sempre più spenta, da persone in punto di morte».

- Per la prima volta ci si rivolge a Dio chiamandolo padre...

«Non ripetiamo errori antichi».

- Cosa intende dire?

«Non è corretto affermare che Gesù compie un taglio netto con il passato perché già gli Ebrei pregavano Dio chiamandolo avinu, cioè padre nostro. Semmai, Gesù introduce un termine più intimo, più affettuoso: abba, che significa papà, babbo».

- Perché solo due evangelisti su quattro ci raccontano la "consegna" del Padre nostro?

«Perché solo Matteo e Luca presentano Gesù a partire dai suoi grandi discorsi. Per Marco, la vita di Cristo è soprattutto un intreccio salvifico di eventi e di fatti, tutt’al più di parabole. Quello di Giovanni, infine, è il "vangelo altro", è meditazione pura».

- Nel suo libro esamina anche un testo poco conosciuto, Didaché.

«Si tratta di uno scritto antichissimo, che risale al primo secolo dopo Cristo ed è quasi contemporaneo dei Vangeli di Matteo, Marco e Luca, redatto da qualcuno che aveva seguito le predicazioni di Gesù. Didaché si traduce con il termine dottrina. Ci trasmette cose essenziali circa la vita quotidiana delle prime comunità cristiane e il loro modo di pregare. Anche lì troviamo la preghiera del Padre nostro».

- Il Padre nostro è patrimonio comune di tutti i cristiani, cattolici, protestanti e ortodossi...

«Sì. Risale certamente a Gesù e ne è prova il fatto che non contiene tracce di fede post-pasquale. Tra gli esegeti c’è chi vede nel Padre nostro una semplice traccia, una matrice, un canovaccio consegnato da Gesù ai suoi discepoli; c’è chi lo giudica il canone di ogni preghiera liturgica cristiana; c’è chi considera primitiva la formulazione di Luca o, viceversa, quella di Matteo e, di conseguenza, un restringimento o un ampliamento quella dell’altro. Queste differenti ipotesi non inficiano la comprensione profonda del Padre nostro: è una parola di Gesù che ha dato un frutto assolutamente autentico il quale, a seconda del terreno in cui è caduta, presenta grandezza, colore e sapore diversificati».

- Lei insiste molto sull’universalità del Padre nostro...

«Gesù proveniva da un popolo che sapeva pregare. Nel Padre nostro si riconosce la matrice orante di Israele; anche un ebreo potrebbe recitarlo, perché esso è conforme alla fede e all’attesa del suo popolo. Dico di più: il Pater potrebbe essere pregato anche da un musulmano, oppure da un credente di un’altra tradizione religiosa, perché si tratta di una preghiera rivolta a Dio con fiducia. Le domande in esso contenute sono quelle di ogni credente: pane, perdono, liberazione dalla prova e dal male. Rivela ciò di cui l’uomo ha bisogno, ciò che è veramente importante per la sua vita, e dunque ciò che chiunque di noi può chiedere con filiale abbandono a Dio, nella sua preghiera».

di Alberto Chiara

mercoledì 16 dicembre 2009

TRADIZIONALE RITO DI "PERCIAVUTTI" A MORMANNO.



La tradizionale festa o rito qualsivoglia, di "perciavutti"; cioè la spillatura delle botti, per saggiare il vino novello, che si annovera nella cittadina di Mormanno, antico borgo alle falde della catena del Pollino, giunge alla nona edizione.
Comunque la tradizione, diciamo paesana, si perde nella notte dei tempi.
La scelta dell'8 di Dicembre, giunge dal fatto che essendo un paese montano, la vendemmia si fa tardi, quindi per l'11 di Novembre San Martino ("Pi Santu Martinu ogni mustu je vinu") si può dire che sta ancora fermentando(il vino !!!)allora si è spostato tutto alla festività successiva.
Quindi quale giorno migliore se non la festa dell'Immacolata che apre le festività natalizie ?
Un plauso va certamente ai quattro quartieri; Costa, Casalicchio, Torretta e Capoloserro che si sono prodigati affinchè tutto andasse per il meglio.
Ora non resta che attendere la decima edizione.

martedì 15 dicembre 2009

PER IL LEADER DELL'UDC CASINI E' SBAGLIATO CENSURARE INTERNET, "NO A STRUMENTALIZZAZIONI".


Il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, ribadisce la condanna dell’aggressione al premier avvenuta domenica scorsa a Milano: «Non abbiamo mai considerato gli avversari politici dei nemici, l’odio non è nel nostro codice genetico», ha detto in Aula alla Camera nel corso del dibattito sull’informativa del Ministro Maroni aggiungendo tuttavia: «Abbiamo il dovere di un supplemento di serietà e serenità. Se si perde il senso della misura si dimostra che si vuole strumentalizzare un evento e si perde l’occasione per capire il messaggio che arriva da questo evento alla politica». Il fatto che l’aggressore abbia problemi mentali, ha osservato Casini, «non attenua in alcun modo la gravità dell’evento: menti deboli e menti fragili sono sempre più disponibili a suggestioni folli. Noi dobbiamo tenere alzata la guardia».

Casini ha ammesso che «Internet è un terreno pericolosissimo» ma ha richiamato «tutti alla prudenza perché le leggi esistenti già consentono di perseguire i responsabili, la polizia postale fa un lavoro straordinario». Ha invitato a guardare agli Stati Uniti dove il Presidente Obama «riceve intimidazioni inaccettabili su internet ma a nessuno è mai venuta in mente l’idea di censurare internet» quindi «attenzione su questo versante: guai a rispondere con provvedimenti illiberali davanti a sfide che richiedono tolleranza zero verso i colpevoli». «Occorre - ha concluso Casini - isolare i violenti senza se e senza ma da parte di tutti i partiti: ambiguità, doppiopesisimi non sono consentiti. Dobbiamo riprendere il nostro lavoro politico con serenità, ognuno sostenga le sue tesi con sobrietà, senza che passi l’intimidazione che le tesi politically correct sono alcune e non altre». Il leader Udc si dice convinto che «dal male possa nascere un bene: possiamo fermarci un minuto a riflettere, studiando un modo di arrivare a un cammino riformatore, sollecitando la riflessione di tutti, fermando la spirale di odio che c’è.

La solidarietà è doverosa, ma la strumentalizzazione dell’evento o l’intimidazione verso altri alimenterà una nuova campagna di odio da cui non può che venire un male». Quindi ha concluso: «Censurare internet è sbagliatissimo, censurare i giornali è ancora più sbagliato. Se invece di censurare i giornali li leggiamo e guardiamo come le campagne di odio si fanno da destra e da sinistra, chi è senza peccato scagli prima pietra. Noi non saremo certo i primi a scagliarla».

venerdì 13 novembre 2009

IL PM : " CUCCHI PESTATO IN TRIBUNALE"



Indagati tre medici e tre agenti.
Nessuna accusa per i carabinieri. Le accuse per i poliziotti penitenziari:omicidio preterintenzionale.


ROMA - Il presunto pestaggio di Stefano Cucchi, il geometra di 31 anni morto il 22 ottobre scorso dopo l'arresto, sarebbe avvenuto nel sotterraneo del palazzo B della Città giudiziaria di Roma, dove si trovano le celle di sicurezza. A questa conclusione sono arrivati gli inquirenti che hanno emesso sei avvisi di garanzia nei confronti di tre agenti di polizia penitenziaria e di tre medici. Secondo quanto riferito in procura, Cucchi sarebbe stato scaraventato in terra e, dopo aver sbattuto violentemente il bacino procurandosi una frattura dell'osso sacro, sarebbe stato colpito a calci. Il tutto sarebbe avvenuto il 16 ottobre, all'indomani dell'arresto dell'uomo per possesso di droga, e prima dell'udienza di convalida del suo fermo. Gli agenti (Nicola Minichini, 40 anni, Corrado Santantonio, 50, e Antonio Dominici, 42) sono accusati di omicidio preterintenzionale.

LE ACCUSE - Con l'accusa di omicidio colposo sono anche indagati tre medici dell’ospedale Sandro Pertini. Il responsabile del reparto penitenziario e due sanitari devono rispondere di presunte omissioni e negligenze legate agli interventi eseguiti sul paziente, in particolare per quanto concerne la mancata alimentazione e la disidratazione. «Si tratta di un eccesso di garanzia - hanno spiegato a piazzale Clodio - così possono nominare un proprio consulente in vista della riesumazione della salma». «I carabinieri - aggiungono dalla procura - sono estranei alla vicenda».

TESTIMONE - Il principale testimone del presunto pestaggio, un detenuto africano che si trovava in una delle celle di sicurezza del tribunale di Roma, sarà chiamato a fornire la sua versione davanti ai magistrati sotto forma di incidente probatorio, l'istituto del codice di procedura penale che consente ad un atto istruttorio di assumere il valore di prova in un processo. Nei prossimi giorni i magistrati titolari degli accertamenti chiederanno formalmente al gip di procedere a tale forma di audizione.




13 novembre 2009

mercoledì 11 novembre 2009

JEAN CLAUDE BLANC : "DOPO LA SOSTA UNA JUVE MAI VISTA !!!"




Alex Del Piero è pronto a ritonare in campo dopo la sosta.






Il presidente bianconero: «Che cosa ha in più l'Inter? Ora 5 punti».


Uscirà negli stadi dopo la sosta, o qualche giorno più tardi, la Juve mai vista, quella, come diceva ieri Jean-Claude Blanc, «che Ciro ha in mente dall’estate». Se poi sarà pure la Juve dei sogni, lo dirà il prato. Di certo, s’annuncia almeno depurata dagli infortuni, perché lo stop di due settimane per gli impegni delle Nazionali riconsegnerà a Ferrara un po’ di gente: subito Del Piero, poi Sissoko, Marchisio e, poco dopo, Iaquinta. Tutti quanti, insieme, il tecnico non li ha mai potuti spedire in battaglia. Neppure in precampionato, quando Momo era ancora convalescente e altri cominciavano a rompersi; non in campionato, dove Alex s’è fatto la miseria di sei minuti, contro il Bologna, tra l’infortunio a metà agosto e quello muscolare di ottobre.

«Torna Del Piero - gioiva il presidente bianconero - ed è una grande notizia così come tornano altri giocatori importanti, Sissoko, Marchisio, Zebina. Con loro a disposizione, Ferrara avrà la possibilità di fare la squadra che ha in mente». E pazienza se, forse, il tecnico dovrà rimettere mano all’assetto appena progettato, quel 4-2-3-1 che sta iniziando a funzionare. «Non è detto che sarà per sempre il nostro modo di giocare», aveva spiegato la scorsa settimana. Il progetto originale era stato infatti disegnato sul 4-3-1-2, il telaio sperimentato fin dall’inizio e per tutta la prima parte del campionato. Ci si tornerà, perché da sempre Del Piero preferisce il mestiere di seconda punta e difficilmente potrebbe collocarsi nel terzetto di trequartisti. Questione di equilibri, in ogni caso. Precari, è il rischio, trovarli la scommessa.

Fin da luglio, perché Ciro ha sempre fatto capire di voler dare fiducia ai piedi buoni: e che quelli di Camoranesi, Diego e Alex siano i migliori, ci sono pochi dubbi. Così com’è grande l’attesa di vedere Sissoko accoppiato a Felipe Melo, perché troppo breve è stata la comparsa (e scomparsa) di Momo, tornato dall’operazione di sette mesi fa e subito ammaccatosi ai muscoli. Poter di nuovo arruolare quasi tutti, potrà ridare impatto alla panchina e ripristinare il turn-over che fin qui c’è stato in maniera limitata. Gente come Marchisio e Iaquinta è stata e sarà ancora fondamentale.

Con l’officina vuota, non servirà neppure andare sul mercato, spiega il presidente bianconero: «La squadra che abbiamo oggi, se ci sono tutti, è una squadra forte. Andiamo avanti così». Per riaprire il campionato: «Ma non c’era nulla da riaprire - ribatte Blanc - e noi continuiamo a lavorare». Anche se l’Inter pare avere qualcosina in più: «Adesso, cinque punti», sorride Blanc. Diventeranno meno, se la Juve mai vista sarà anche quella dei sogni estivi.

lunedì 9 novembre 2009

BERLINO, VENT'ANNI DOPO LA CADUTA DEL "MURO".



















Venti anni fa cadeva il Muro di Berlino. 
Lo storico evento verrà ricordato oggi con una cerimonia, trasmessa in diretta tv, nella quale verranno fatte cadere mille tessere di un enorme domino posto su 1,5 km davanti alla Porta di Brandeburgo, fra il Bundestag e la Potsdamer Platz, propria là dove una volta si ergeva il Muro di cemento che ha diviso per 28 anni l’attuale capitale tedesca. 
Alle celebrazioni parteciperanno decine di capi di Stato e di governo da tutto il mondo. 
Il ricordo sarà anche per le 150 vittime del muro: tutte persone che nei 28 anni in cui il muro divise in due la città, figlio della guerra fredda, cercarono la fuga verso ovest. 
Uccise dai mitra dei Vopos, le guardie di confine. 
E per le decine di dissidenti finiti in carcere o “scomparsi”.

Una nuova barriera si snoda in questi giorni a Berlino su un percorso di 1,5 km davanti alla Porta di Brandeburgo, fra il Bundestag e la Potsdamer Platz, là dove una volta si ergeva il Muro di cemento che ha diviso per 28anni l’attuale capitale della Germania. 

Ieri per tutto il giorno una folla festosa si è aggirata intorno alla barriera, scattando foto ricordo o bevendo un vino caldo per combattere il freddo. 
Il nuovo muro è fatto da 1000 tessere da domino alte 2,5 metri, larghe 1 metro e profonde 40 cm per un peso totale di 20 kg ciascuna, quasi tutte colorate e piene di disegni con temi che ricordano l’apertura del muro avvenuta il 9 novembre 1989. 
Alla loro realizzazione hanno partecipato 240 scuole tedesche con circa 500 classi, oltre a 210 associazioni e privati, più 220 iniziative internazionali.

L’idea ha avuto il patrocinio di un centinaio di personalità internazionali, tra cui Nelson Mandela, Michael Gorbaciov, Muhammad Yunus o Lech Walesa. 

Con la spettacolare caduta delle mille tessere che questa sera sarà trasmessa in diretta dalla tv, gli organizzatori vogliono ricordare il crollo del vero muro che 20 anni fa diede l’avvio alla riunificazione della Germania, la fine della guerra fredda e la chiusura di una ferita che divideva l’Europa e il mondo intero. 
Senza dimenticare l’implosione e la scomparsa dell’Unione Sovietica e l’inizio di una nuova epoca. 
Oggi, davanti alla Porta di Brandeburgo tornata a splendere nel suo pieno fulgore e nuovamente circondata da edifici di ogni genere, della tensione nervosa e anche della gioia della folla in quella notte di 20 anni fa è rimasto solo un vago ricordo.



Davanti alla nuova ambasciata degli Stati Uniti, tra le casette in legno che vendono wurstel, birra o vino caldo, c’era una folla variopinta, di tutte le età, occupata a riconoscere motivi disegnati sulle tessere o a ritrovare quelle disegnate da persone conosciute. 

Tutto intorno le transenne su ambedue le parti del muro di tessere hanno tenuto a distanza i curiosi,mentre le telecamere sistemate a tutte le altezze, una anche su un filo per seguire dall’alto la spettacolare caduta, venivano provate per vedere se funzionavano. 
La caduta delle tessere è il momento culminante della festa per i 20 anni dalla rivoluzione pacifica e dalla apertura del muro.

Per questo Berlino ha invitato i capi di Stato e di governo del 27 paesi membri dell’Unione Europea (per l’Italia é 
atteso il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi) ma anche il presidente russo Dmitri Medvedev, e altri. 
L’avvenimento centrale della commemorazione 2009 per i 20 anni dall’apertura del muro sarà quando la cancelliere tedesca Angela Merkel (cresciuta lei stessa nella ex Germania comunista) attraverserà l’ex passaggio di frontiera della Bornholmer Strasse, il primo apertonella fatidica notte, insieme con l’ex presidente sovietico Michael Gorbaciov e l’ex polacco Lech Walesa. 
I grandi assenti saranno l’ex cancelliere e padre della riunificazione Helmut Kohl (ancora alle prese con problemi di salute dopo una rovinosa caduta a febbraio 2008) e il presidente americano Barack Obama. 
Le Trabant, auto simbolo della Ddr, oggi pezzi da museo e da murales .


 “Il giorno più felice della storia recente della Germania” 

la cancelliera tedesca Angela Merkel ha descritto così, nel suo videomessaggio internet settimanale, il 9 novembre 1989, il giorno della caduta del Muro. 
Già da venerdì scorso la capitale è invasa da migliaia di visitatori e oltre 100.000 persone sono attese. 
“Questo giorno ha cambiato la vita di molta gente - ha proseguito la Merkel nel suo messaggio -, inclusa la mia vita”. 
Per la cancelliera, si è trattato di un “giorno incredibile”, che sarà “molto commovente per molta gente in Germania”, ha commentato. 
La riunificazione tedesca e l’Unione europea sono sempre state, e lo saranno sempre, due facce della stessa medaglia. 
“Noi tedeschi - ha proseguito -, non dimenticheremo i nostri vicini e i nostri alleati, che hanno reso possibile la strada verso la riunificazione”. 
Per questo, la Merkel ha invitato domani nella capitale decine di capi di Stato e di governo di tutto il mondo e il governo tedesco ci tiene affinché tutti i governi dell’Ue siano rappresentati. Ieri è arrivata nella capitale Hillary Clinton e la Merkel ha ricevuto l’ex leader sovietico Mikhail Gorbaciov: con lui, e con l’ex presidente della Polonia Lech Walesa, farà una passeggiata simbolica domani pomeriggio sul ponte Boesebruecke, ex passaggio di confine della Bornholmer Strasse, che veniva utilizzato per l’ingresso dei cittadini della Repubblica federale a Berlino Est. 
Meno di un anno dopo la caduta del Muro, il 3 ottobre 1990, la Germania festeggiò la riunificazione ufficiale del Paese. 
Da allora, i vari governi non hanno mai interrotto il processo che ancora oggi punta a cancellare le differenze tra le regioni orientali e occidentali del Paese.